«Vogliamo ripartire ma così non ci sono le condizioni», grido dei ristoratori

«Vogliamo partire ma così non ci sono le condizioni per farlo», è questo il grido dei ristoratori alle prese con la fase di ripartenza che in Molise assomiglia più alla corsa ad ostacoli tra la necessità di adeguarsi al Dpcm e all’ordinanza del presidente Toma e quella di far quadrare i conti sia dell’adeguamento dei ristoranti che di tutte le altre modifiche che i proprietari saranno costretti a fare. Ne abbiamo parlato con Matteo Miucci, titolare del ristorante Federico II di Termoli che sta portando avanti, assieme agli altri ristoratori non solo termolesi ma di tutta la regione una vera e propria battaglia per una ripartenza che sia davvero in sicurezza.

Ristoratori che si apprestano ad iniziare anche lo sciopero del Pos. «Il governo non ci ascolta, non ci riceve e, quel che è peggio, non ci aiuta in alcun modo. Non abbiamo alternative: da oggi iniziamo lo sciopero del bancomat: spegniamo i POS e accettiamo solo pagamenti in contanti». Paolo Bianchini (Movimento Imprese Ospitalità) sottolinea che «ristoranti, bar, hotel, discoteche e strutture extra-alberghiere stanno vivendo una crisi drammatica, che ha prosciugato tutte le loro risorse e dalle banche non è arrivato il promesso sostegno economico, perché la sola garanzia dello Stato non è sufficiente, se non vengono modificate le leggi bancarie e fallimentari». «Abbiamo chiesto in tutti i modi al premier Conte – spiega Bianchini – di ascoltarci, di farci partecipare alle decisioni, per facilitare la ripresa. Sono trascorsi ben undici giorni dalla richiesta di incontro, formalizzata via pec, ma non abbiamo avuto risposte. Ascoltiamo basiti le parole del ministro Gualtieri, che si preoccupa esclusivamente di far arrivare miliardi a Fca, e quelle della ministra Lamorgese, che si accorge oggi di ciò che denunciamo da tempo: in questa crisi di liquidità fanno affari solo la criminalità organizzata e gli usurai, che bussano alle nostre porte». «La mancata convocazione dell’esecutivo – conclude Bianchini – è un segnale inequivocabile di disinteresse per il nostro futuro, ma noi non moriremo senza lottare. Lo Stato ci usa come bancomat? E noi, da oggi, spegniamo i Pos, non accettando pagamenti con carte e bancomat, ma soltanto in contanti. Siamo uno dei motori più importanti del Paese, abbiamo il diritto e il dovere di rilanciare le nostre imprese: se lo Stato ci scarica, faremo da soli. Per noi, per le nostre famiglie, per i nostri lavoratori».

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