Violenza sulle donne: “Non si può morire per un no”

Anche la scrittrice Deborah Alice Riccelli a Isernia al convegno sulla violenza sulle donne con un libro ispirato alle vittime di femminicidio

“Non si può morire per un no”: lo ha dichiarato la scrittrice Deborah Alice Riccelli nel corso del convegno presentato ieri pomeriggio, 22 novembre, presso l’Hotel Europa di Isernia. CLICCA QUI PER L’APPROFONDIMENTO SUL CONVEGNO

Con un libro dedicato alla storia di Veronica Abbate,a non è la sua storia, in realtà è la storia di tutte le donne morte per la gelosia, il rifiuto o il furore dell’ex compagno. Un romanzo in cui una donna viene cercata disperatamente dalla famiglia e dall’ex fidanzato, salvo poi trovarla morta in un fienile, assassinata proprio da colui che le aveva promesso amore.

La scrittrice ha voluto contribuire attivamente, con le parole e le emozioni che portano dentro, a lanciare un messaggio di speranza a tutte le donne che ancora oggi subiscono violenze, minacce e abusi, ma non hanno il coraggio di denunciare. Un mancato coraggio che non è una colpa, non è vigliaccheria, ma è il terrore di un altro schiaffo, di un altro calcio o, peggio, di un destino fatale. E da qui l’appello che ieri si è sentito forte e chiaro a Isernia: parlate. Per questo la panchina rossa inaugurata nel capoluogo pentro ha proprio l’obiettivo di rispondere a un grido di aiuto spesso silenzioso, muto, ma quanto mai necessario: siediti, qualcuno ti ascolterà. A tal proposito sulle panchine rosse viene di solito rappresentato anche il numero di ascolto per le vittime di violenza: 1522

Una panchina, dunque, che non è solo il ricordo di coloro le quali non possono più sedersi, perché è troppo tardi, ma un monito per le donne che sono ancora in tempo: denunciate, parlate, perché qualcuno vi ascolterà. Bisogna avere fede nella giustizia, come ha ricordato la madre di Veronica Abbate, anch’ella presente al convegno, “perché questi che non possono definirsi uomini non devono restare impuniti”.

La madre della 19enne campana uccisa ha anche sottolineato che nessuna deve più essere rappresentata rannicchiata in se stessa e piegata di fronte a un uomo che la picchia, ma deve rialzarsi e trovare la forza di denunciare: solo così può risorgere come un’araba fenice. CLICCA QUI PER LA TESTIMONIAL DELLA MAMMA DI VERONICA ABBATE

Valeria Migliore