Violenza psicologica: l’inizio di un inferno

La testimonianza di una giovane ragazza: tradimenti, abusi e divieti in una storia di amore tossica

Oggi, 25 novembre, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, è bene ricordare che violenza non significa solo botte, non significa solo insulti. Violenza è anche sentirsi urlare dietro mentre una donna cammina per strada, è anche negli sguardi affamati o di giudizio quando si indossa un vestito “troppo provocante”. Violenza è ricevere una foto esplicita senza averla mai chiesta o pensare che mostrare i corpi nudi possa svilire il valore della persona. Pretendere che un “no” debba diventare a tutti i costi un “sì”. È violenza metterla in dubbio o giustificarla con un “se l’è cercata”.

Spesso durante l’adolescenza, complice anche l’immaturità e l’ingenuità, è difficile riconoscere quei segnali potenzialmente pericolosi, perché alcuni episodi sembrano innocui, ma in realtà rappresentano solo l’inizio di quelle che si trasformeranno in violenze, dapprima psicologiche e poi, forse, anche fisiche. L’esempio lampante è quello di una giovane ragazza che ha testimoniato per il nostro articolo.

La storia di un piccolo incubo

La giovane si innamora a soli 15 anni di un ragazzo di qualche anno più grande di lei e così ha inizio una tenera storia d’amore che, però, ben presto si trasformerà in un piccolo inferno. Da subito il ragazzo le vieta di vedere le amiche, facendola sentire così sola e abbandonata, incapace di vivere senza di lui: “Da sola non andrai da nessuna parte”, queste le parole che spesso si sentiva ripetere la giovane. “All’inizio credevo che fosse un modo per proteggermi, una forma di romanticismo, perché ero innamorata“, ha raccontato ai nostri microfoni la ragazza. “Ogni litigata terminava con una frase che tutte almeno una volta nella loro vita hanno ascoltato: non lo faccio più. Questa frase mi è stata ripetuta dopo un tradimento, dopo il divieto di vestirmi in un determinato modo e di intrattenere rapporti di amicizia con ragazzi o ragazze che a lui non piacevano”, ha continuato. A seguito di anni di restrizioni e violenze psicologiche e a volte pure fisiche, la piccola eroina è riuscita a liberarsi da questa costante oppressione e a intraprendere una nuova direzione. Lo ha lasciato e per mesi l’incubo è continuato, perché il suo ex non si è arreso facilmente e ha continuato a perseguitarla, seguendola in città e a casa.

Oggi, quella raccontata, è una storia a lieto fine, ma purtroppo non si può dire lo stesso per tante altre donne. È per questo che, in giornate come queste, sensibilizzare è di fondamentale importanza, ricordando anche che, per essere ascoltate, resta a disposizione il numero antiviolenza 1522.

Di Carlo Alessia, Armenti Veronica, Staffieri Fiorella, Valentino Orlando e Valerio Giada