Videogiochi: dipendenza o semplice sport?

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di Davide Di Niro e Antonio Montuori

Ultimamente sentiamo spesso parlare della discussissima passione per il mondo videoludico, vissuta da persone di ogni età, provenienza e classe sociale.
Come ogni cosa , possiamo analizzare i due lati di una stessa medaglia; da una parte vediamo l’influenza negativa che hanno sugli utenti che ne abusano, sia a livello psicofisico che economico, mentre dall’altra vediamo come siano capaci di unire un pubblico incredibilmente vasto e vario sotto il segno di una stessa passione.
Con lo svolgimento di varie ricerche è stato evidenziato il potenziale benefico degli stessi;
Gli scienziati cognitivi dell’università di Rochester hanno studiato la capacità dei videogames di allenare e potenziare la capacità di prendere decisioni precise e accurate in tempi brevi, dopo aver giocato a giochi d’azione caratterizzati da un gameplay frenetico, su un campione di soggetti dai 18 ai 25 anni (per l’indagine è stato usato “Call of duty”).
I dati relativi alla popolazione americana , suggeriscono che almeno il 97% dei ragazzi gioca saltuariamente ai videogiochi e che il 65% di loro lo fa in compagnia, diventando un prezioso modo di socializzare.
Alcuni studi infatti confermano una tendenza al miglioramento delle abilità sociali di chi gioca a giochi con meccaniche social: venendo messi difronte a una situazione in cui un loro compagno di gioco viene infastidito, questi sono più propensi a intervenire positivamente rispetto ad altri.
Secondo un altro studio sono anche in grado di ridurre o curare la depressione.
Nonostante la positività di tutto ciò, se se ne abusa, questi possono causare veri e propri disturbi comportamentali e psicologici.
Non sono rari infatti i casi di ludopatia, anche nella nostra piccola regione, nei quali i soggetti cominciano a vivere il loro hobby preferito come una vera e propria droga, che causa disturbi del sonno e limita i rapporti sociali veri e propri.
In alcuni casi l’utente non riesce quasi più a distinguere la realtà dalla finzione, provando a riprodurre meccaniche viste attraverso lo schermo, rischiando di andare a ledere se stesso e gli altri in maniera anche grave.

 

 

 

 

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