Vendita Gemelli, lo “Stop” di Toma: il governatore scrive alla Cattolica

Brusca frenata sulla vendita del Gemelli Molise. Lo stop arriva direttamente dal governatore, Donato Toma, che, con una mossa imprevista, chiede chiarimenti sulla trattativa direttamente al rettore nell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ente a capo della filiera societaria della sanità controllata dal Vaticano. Nella sua lettera, inviata anche al Ministro della Salute e alla commissaria Degrassi, Toma chiede chiarimenti sul trasferimento delle quote della Gemelli Spa Molise ad un altro soggetto e chiede che venga fatta luce sulle procedure in corso, ipotizzando anche la revoca dell’accreditamento. La lettera ripercorre la storia delle clausole previste quando si decise di costruire la Cattolica, oggi Gemelli Molise, finanziandone la realizzazione con fondi pubblici, proprio perché la struttura avrebbe avuto finalità pubbliche. Al rettore della Cattolica, il governatore ricorda che lo scopo era quello di realizzare nel territorio molisano un polo di ricerca, formazione e assistenza di alta qualificazione e un centro sperimentale di chirurgia avanzata. «Prima di agire – ha sottolineato Toma in una dichiarazione riportata dal quotidiano regionale Primo Piano – abbiamo lavorato a lungo e in silenzio, per rimettere insieme i documenti. Non è stato semplice reperire tutti gli atti, dai primi protocolli di intesa alla data odierna. Un’opera complicata che ha richiesto tempo e dedizione. Supportato dai miei consiglieri giuridici, ho ricostruito un quadro che mi ha indotto a chiedere informazioni e dettagli sulla iniziativa di vendita. Personalmente – continua Toma – nutro seri dubbi sulla trasferibilità delle quote, tra l’altro senza il controllo della Regione e dei Ministeri. Per questa ragione ho invitato ognuno a porre in essere tutte le azioni opportune e necessarie». Tra i documenti che il governatore ha reperito, gli accordi e i protocolli che hanno preceduto l’erogazione di fondi pubblici: in essi è sempre evidenziato l’obbligo dell’Università di realizzare un polo di ricerca, formazione e assistenza di alta qualificazione e un centro sperimentale di chirurgia avanzata. Secondo la tesi del presidente Toma, dunque, la Cattolica, qualora vendesse e non garantisse più didattica e ricerca, discipline che hanno consentito all’Università di percepire copiosi finanziamenti, oltre a poter far configurare l’ipotesi di una distrazione di fondi pubblici, potrebbe anche far venir meno i presupposti per mantenere l’accreditamento. Insomma un bel “cartellino giallo” per la Cattolica e la trattativa di vendita. Toma non ha posto un termine perentorio, ma ha chiesto una risposta urgente alle sue richieste di chiarimento da parte di Cattolica, ministero e commissaria. A questo punto la matassa si ingarbuglia ancora di più e ogni ipotesi è possibile. Anche quella che, nella vendita, venga inserita la clausola che l’eventuale compratore debba comunque continuare a garantire didattica e ricerca, come fa la Cattolica. Ma siamo sempre nel campo delle ipotesi. Per ora la Regione, accusata di essere rimasta sinora silente, ha fatto sentire la sua voce. La palla passa a Roma. (Redis)