Vaccini, il grido dei pazienti oncologici: “Noi vulnerabili siamo incazzati”

Nel gergo tecnico le chiamano “categorie fragili”: sono quei pazienti affetti da “comorbidità”, ossia dalla presenza di altre patologie che, associate al Covid, possono rendere la malattia più pericolosa. E se per gli esperti e virologi mondiali il vaccino è, nel 90% dei casi, una delle armi più importanti nella lotta al Covid, nel caso delle categorie fragili rappresenta l’unica speranza di salvezza. Nel “Molise che non esiste”, c’è una categoria che più delle altre sta combattendo una doppia battaglia: quella dei malati oncologici impegnati a sconfiggere due nemici invisibili, da un lato il tumore e dall’altro il Covid che nelle loro condizioni rischia di essere davvero letale. Si tratta di “persone normali”, madri e padri di famiglia, spesso con figli, che conducono le vite di chiunque di noi. Nel loro caso, però, contrarre il Covid significa mettere seriamente a repentaglio la vita a causa di un sistema immunitario spesso debilitato dalla chemioterapia o dalle altre terapie che vengono loro somministrate. 

Ecco perché, come Quotidiano del Molise, abbiamo voluto “abbracciare” e sostenere la loro richiesta di una vaccinazione immediata per liberarli dal terrore di contrarre il Covid. Vogliamo rilanciare la loro voce affinché l’Asrem velocizzi le procedure di vaccinazione per i malati oncologici e per tutte le altre persone che rientrano nelle cosiddette “categorie fragili”. Nei giorni scorsi abbiamo raccontato la problematica di Patrizia che non riusciva a far iscrivere la mamma, malata di Halzheimer e di altre patologie, per la vaccinazione. Abbiamo dato voce alla categorie dei caregivers, persone che hanno dedicato la loro vita all’assistenza dei familiari più fragili. 

Adesso vogliamo dare voce ai pazienti oncologici, pubblicando di seguito la lettera firmata da Giovanni, Anna, Francesco, Giuseppe, Sara, Luciano, Maria e Benedetta, Gabriella, Emanuele, Andrea, Cristina, Annalisa, Domenico e Flavio che si sono voluti fare portavoce di una problematica che accomuna tutti. Nella speranza che le vaccinazioni, anche per loro, si sblocchino nel più breve tempo possibile. 

DI SEGUITO LA LETTERA: 

“Non è difficile immaginare quanto possa essere tosta la quotidianità di una persona immunodepressa… o forse per voi lo è. Ci definite la categoria “vulnerabile” eppure non ci trattate come tali. Abbiamo una vita purtroppo complicata, che richiede delle attenzioni anche per un semplicissimo raffreddore. Non possiamo prendere medicine oltre quelle che già prendiamo e soprattutto in questo momento non possiamo lavorare perché siamo troppo esposti. Non sì può accettare ancora questa attesa infinita per ricevere il vaccino. In data 6 marzo 2021 l’Asrem ci ha permesso di iscriverci, richiedendo i nostri dati e le esenzioni che ci etichettano, illudendoci che potessimo essere contattati al più presto. Invece non ci è dato sapere neanche i tempi di attesa, pur facendo riferimento al servizio mail di supporto. Come tanti altri che purtroppo sono costretti ogni giorno a frequentare ospedali e cliniche per terapie e controlli siamo impauriti e terribilmente arrabbiati. Stiamo combattendo contro un male che non ci permette distrazioni e non vogliamo scegliere ogni mattina se curarci per la nostra malattia o essere contagiati dal Covid. Abbiamo bisogno urgentemente del vaccino. Riapriranno le scuole e tornerà per noi l’incubo che proprio i nostri figli possano portare il virus dentro casa.

I nostri familiari conviventi e non, vanno al supermercato per noi, esponendosi ogni giorno al posto nostro con vari servizi che ovviamente noi non possiamo fare. Loro come sono tutelati? 

Basta! Non è umano sottoporre la nostra categoria ad un rischio così alto, abbiamo già la nostra dura guerra da combattere.

Siamo delusi e indignati”.