Vaccinazioni degli operatori degli uffici giudiziari, necessità o provilegio di casta? Parla il magistrato Fiorilli

Intervista al dottor Giovanni Fiorilli, magistrato tesoriere e componente della Ges della Anm del Molise

D. La nota della Associazione Nazionale Magistrati diramata il 28 marzo u.s., nella quale si minaccia un rallentamento del servizio giustizia nel caso in cui non vengano somministrati i vaccini ai magistrati, non le sembra una rivendicazione di privilegio in un momento come questo?

R. Debbo subito precisare che il termine “minaccia” è inappropriato, perché l’Associazione Nazionale Magistrati si è limitata a sollevare un problema oggettivo e inconfutabile e non ha alcuna competenza circa la sospensione o meno delle attività giudiziarie. In verità, riflettendo sulle notizie di questi giorni e sulle accuse di ‘casta’ dirette alla Magistratura che reclama per sé il privilegio del vaccino a detrimento delle categorie più deboli, balza alla mente il celebre apologo di Menenio Agrippa (politico Romano vissuto durante una celebre rivolta della plebe nel 494 a.C.) che, paragonando l’ordinamento sociale dell’antica Roma al corpo umano, dimostrò che ciascuna parte del corpo sopravvive soltanto se collabora con le altre parti, altrimenti tutte sono destinate a perire.

E già.

Si ha la netta sensazione che il progetto -portato avanti da chi accusa i magistrati di essere una casta- è proprio questo: mettere i cittadini gli uni contro gli altri e soprattutto contro gli operatori del comparto giustizia (cancellieri, personale amministrativo, avvocati, magistrati). L’impressione, che se ne trae, è proprio quella che rimanda al suddetto celebre apologo di Agrippa e c’è solo da sperare che ora, come allora, tutto finisca bene; infatti si tramanda che Agrippa, grazie anche all’apologo, fosse riuscito a riportare la pace tra plebe e aristocrazia romana.

D. Allora qual è la verità e quali i rischi che si corrono? Quali sono in realtà le vostre richieste come A.N.M. e perché è importante vaccinare i lavoratori del comparto giustizia?

R. Ritengo che il pericolo vero, allo stato, risieda solo nella artificiosa “costruzione” di questa contrapposizione tra magistratura (più correttamente: operatori del comparto giustizia) e società civile, contrapposizione che, in modo strumentale, viene fatta passare come inevitabile conseguenza della rivendicazione di un privilegio di “casta”: essere vaccinati, appunto.

Per identiche ragioni, aggiungo, è stata considerato ‘minaccioso’ l’invito dell’A.N.M. a valutare con estrema serietà la possibilità di vaccinare tutti gli operatori del comparto giustizia (non solo i magistrati), dimenticando l’alto rischio di contagio determinato dallo svolgimento di udienze in aule spesso anguste e prive di areazione, in edifici spesso vetusti e non adeguati ad assicurare il distanziamento minimo fra le persone idoneo a prevenire il contagio.

In realtà, ad essere pregiudicati dalla mancata somministrazione del vaccino agli operatori del comparto giustizia, sono soprattutto i comuni cittadini; infatti tutti coloro, che frequentano le aule di giustizia come semplici utenti, possono essere di fatto veicoli inconsapevoli di contagio, tant’è che sono sempre più numerosi gli uffici giudiziari, che annoverano al loro interno focolai di contagio e persone in quarantena.

Di fronte a questa situazione, che in alcuni casi è diventata drammatica, cosa avrebbe dovuto fare l’A.N.M.? Tacere e proseguire nella erogazione del servizio giustizia come se nulla stesse accadendo?

D. Quali potrebbero essere le ricadute dell’omessa somministrazione del vaccino agli operatori del comparto giustizia, in special modo nel Distretto di Corte di Appello di Campobasso?

R.  Gli Uffici giudiziari, che hanno sede nel Distretto della Corte d’Appello di Campobasso, sono tutti di piccole dimensioni e spesso hanno organici ridotti all’osso; si tratta di Uffici che, in caso di contagio di chi vi lavora, rischiano di rallentare fortemente lo svolgimento dell’attività giudiziaria oppure di essere del tutto paralizzati; tutti possono immaginare le disastrose ricadute sul piano sociale ed economico, nonché sotto il profilo dell’ordine pubblico, in quanto l’assenza di un consistente numero di personale di cancelleria -dovuta al contagio e/o a quarantene o isolamento fiduciario- determina il rinvio dei processi civili e penali, ritardi nell’espletamento dell’attività giudiziaria, tempi morti nell’attività investigativa delle Procure.

D. Ma le rivendicazioni dell’A.N.M. non rischiano di sottrarre di fatto il vaccino alle cc.dd. “categorie fragili”?

Guardi, a mio avviso deve essere chiaro un principio dal quale non si può prescindere e sul quale, una volta per tutte, non è più lecito equivocare: non si vuole in alcun modo sottrarre il vaccino alle categorie deboli, ma allo stesso tempo non ci si può esimere dal domandarsi perché il settore giustizia dovrebbe essere considerato meno a rischio di altri settori, in cui da molto tempo l’intera attività lavorativa è svolta da remoto ed i relativi lavoratori sono stati vaccinati.

E’ sotto gli occhi di tutti il fatto che gli operatori del comparto giustizia hanno mantenuto sino ad oggi una produttività elevatissima, non hanno mai rallentato o sospeso di propria iniziativa le attività d’ufficio neppure durante i drammatici giorni del “lockdown” totale tra marzo e maggio 2020.

Inoltre si evidenzia che vaccinare gli operatori del comparto giustizia, ai quali è riservato il vaccino del tipo “AstraZeneca”, non comporta alcun danno per le persone più anziane e per le cc.dd. “categorie fragili” alle quali sono destinati i vaccini “Pfizer” o “ Moderna”; in buona sostanza c’è un doppio binario vaccinale, che impedisce in radice agli operatori del comparto giustizia di ‘saltare la fila’ e ricevere il vaccino prima delle persone anziane e fragili.

Si vaccinino pure le commesse dei supermercati e le persone anziane o fragili, ma non si può dimenticare che l’esposizione al contagio degli operatori del comparto giustizia non è da meno; e si tengano presenti sia la differente natura delle prestazioni che commesse e magistrati sono chiamati ad assicurare, sia la maggiore fungibilità delle prestazioni delle prime rispetto ai secondi: invero i magistrati -in caso di malattia- non possono essere sostituiti e ciò determina gravi ricadute a catena sull’intero servizio giustizia e sul ‘sistema Paese’ anche sotto il profilo economico, che verrebbe pregiudicato dai ritardi o, addirittura, dalla paralisi degli Uffici giudiziari, proprio in un momento in cui, del tutto contraddittoriamente, gli stessi detrattori della magistratura, che l’accusano di essere una “casta”, propugnano l’urgenza di adottare tutte le misure necessarie per una pronta ripartenza del Paese a tutti i livelli.

D. Cosa suggerirebbe, in definitiva, a coloro che non sono convinti delle soluzioni da lei proposte?

R. L’invito, per tutti coloro che abbiano voglia e tempo, è senz’altro quello di “far visita” agli Uffici giudiziari, in cui quotidianamente profondiamo i nostri sforzi e le nostre migliori energie al servizio del Paese; le aule spesso sono traboccanti di testimoni, imputati e avvocati, la cui contestuale presenza in angusti spazi chiusi è spesso imposta dalla necessità di celebrare i processi nel rispetto della normativa in vigore.

Credo sia necessario per tutti, viepiù in questa contingenza storica, un momento di profonda riflessione su queste tematiche, senza strumentali distorsioni della realtà, senza fomentare polemiche e, soprattutto, senza innescare pericolose contrapposizioni tra settori e ambiti delle Istituzioni, contrapposizioni che non giovano ad alcuno.