Un’era di pandemie

di Marianna Meffe

La verità è che potremmo dover fare tesoro degli insegnamenti del Covid prima di quanto ci aspettiamo: non è che ne usciremo persone migliori, dobbiamo già lavorare per formare un’umanità pronta ad affrontare le prossime pandemie che colpiranno il genere umano.

Pandemia: un termine con cui abbiamo fatto i conti tutti i giorni nell’ultimo anno.

Una pandemia è una malattia che sfugge al nostro controllo e si diffonde uccidendo milioni di persone. Nulla di nuovo sotto il sole, è già successo prima: nel 1300 l’Europa rischiò di scomparire a causa della peste bubbonica; nel 1918 la spagnola uccise quasi il 5% della popolazione mondiale, solo per dirne due.

Benché l’umanità sia sempre riuscita a risollevarsi dalle grandi pandemie del passato, c’è qualcosa che rende questa emergenza in qualche modo speciale. Quello che un tempo era un evento “eccezionale”, oggi non lo è più. Covid19 è infatti solo la spia di un problema ben più ampio, che, prima ancora di essere sanitario, è culturale.

 Nel mondo di oggi, infatti, sono due i maggiori fattori di rischio per l’esplosione di una pandemia: la velocità di diffusione di nuovi virus e la loro facilità di sviluppo.

I VIRUS VIAGGIANO IN PRIMA CLASSE

L’arma migliore che abbiamo contro la diffusione di pandemie (una risposta globale, fin dalle prime avvisaglie) poggia le basi sullo stesso sistema che ne facilita lo sviluppo.

La maggiore comunicazione e circolazione di informazioni è figlia di un mondo frenetico dove le distanze non esistono più o che, comunque, possono essere azzerate in breve: la persona che ti trovi vicino sul treno per andare al lavoro potrebbe essere rientrata solo ieri da qualche paese a centinaia di chilometri di distanza. Tutto quello che ha raccolto nel suo viaggio ora siede al tuo fianco.

Non c’è modo di fermare questo processo: a meno di eventi grandiosi (vedi catastrofi) l’evoluzione e il progresso tendono spontaneamente a procedere in avanti. Possono subire battute di arresto, ma in breve il mondo torna a girare. Diverso da prima certo, perché le pandemie cambiano anche le culture. Ma la storia, e la vita, non aspettano nessuno.

Già nel 1918 una delle armi migliori a disposizione del virus fu la tecnologia umana. In piena Prima guerra mondiale, migliaia di soldati si spostavano tra una nazione e l’altra per poi far ritorno al proprio paese: così, portarono il virus in tutto il mondo.

Immaginiamo ora una cosa del genere elevata all’ennesima potenza ai ritmi di viaggio del mondo attuale. Ne risulta che, davvero, sono tre le cose inevitabili al mondo d’oggi: la morte, le tasse e le pandemie. E queste ultime sono bombe che non conoscono confini. Soprattutto perché nuovi virus nascono ogni giorno.

IL SALTO DI QUALITA’ TRA LE SPECIE

Si pensa che la spagnola del 1918 nacque quando, in una fattoria del Kansas, un uomo malato di un comune raffreddore e una gallina malata di comune influenza aviaria entrarono in contatto con lo stesso maiale, infettandolo. Nel corpo del suino si verificò poi un mutamento imprevedibile dei due virus ricombinati che portò alla nascita del tristemente noto virus H1N1: con un nuovo salto (spillover) verso l’uomo, il virus diede poi il via all’influenza spagnola.

La cosa interessante dei virus, infatti, è che sono estremamente adatti a saltare da una specie all’altra: non a caso gli animali sono parte del secondo fattore di rischio. Gli allevamenti intensivi o i mercati all’aperto, dove varie specie di animali si trovano costrette a convivere in condizioni igieniche precarie, sono i maggiori potenziali bacini di sviluppo di nuovi virus. Quando poi un virus passa da un animale a un essere umano, esso può mutare: e il nuovo virus, detto zoonotico, è un gradino più in alto nella scala di pericolosità.

Il contatto tra specie diverse (animali addomesticati, animali selvatici e persone) è terreno fertile per passaggi e ricombinazioni di virus, banali se considerati da soli, ma micidiali se mischiati.

FERMARE ORA LA PROSSIMA PANDEMIA

Quindi, se vogliamo fermare la prossima pandemia occorre tagliarne subito le radici: serve un’enorme volontà politica per prepararsi a tempi peggiori quando si vive in tempi (relativamente) tranquilli, ma abbiamo pagato sulla nostra pelle le conseguenze della negligenza.

Dal momento che quello che una volta sembrava essere il peggio è già arrivato, non abbiamo ragione di adagiarci sugli allori pensando che non ricapiterà.

Perché succederà: sia la SARS che il COVID erano virus silenti in animali selvatici e sembravano lontani anni luce dagli uomini. E anche quando sono arrivati a noi sembrava impossibile potessero arrivare in tutto il mondo. Sembrava impossibile che potessero contagiare così tante persone e fare così tanti morti. E poi ci è sembrato impossibile che potesse durare così tanto.

Ora, ci sembra impossibile che possa ricapitare.

La verità è che la tecnologia umana ha reso le pandemie davvero inevitabili.

Ma la tecnologia umana è anche l’arma più potente che abbiamo a nostra disposizione. La prevenzione, la ricerca, lo sviluppo di nuovi vaccini. Sono tutte munizioni potenti.

Cerchiamo di non arrivare alla prossima pandemia pensando che avremmo potuto fare di più: perché, questa volta, a scuola di virus ci siamo stati tutti.