Un numero o un amico? Ovvero: essere cattivi per farsi rispettare

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Va avanti da tempo e così sarà per molto, quanto in cronaca a proposito dell’arrivo di gente d’ogni razza e nazionalità che dopo esser stata depredata dagli europei come la Storia insegna, ha deciso, per guerra o per fame, di venire in questo continente, ritenendo che qui si trovi da poter vivere. E’ notizia di questi giorni quanto sta accadendo a proposito della nave Aquarius et similia, imbarcazioni più o meno capaci, fermate nel Mediterraneo con un carico di esseri umani, trattato disumanamente dalla burocrazia e dai rimpalli di chi, a torto o ragione, sta “giocando” con queste vite, sapendo di avere un pubblico, pro o contro, a seconda del politicamente corretto di moda al momento.

Tralasciando il fatto che se a queste persone arrivassero le giuste notizie, probabilmente sarebbero loro a voler, non necessariamente a dover ospitare gli europei e non per ragioni di colonialismo, oggi in tanti si lamentano della reazione del nuovo governo che, sembrando cattivo, ha deciso di fare la voce grossa, costringendo altri ad aprire le porte della loro casa per risolvere almeno quanto di eclatante si vede in queste ore. La politica prevede anche questo e non c’è da meravigliarsi se lo spettacolo va avanti così, sulla pelle di chi ha la sola colpa di esser parte debole. Sarebbe però il caso di smetterla di prendersi in giro e per una volta, a mo’ d’inizio, andrebbero ripensati gli appetiti coloniali che portano poi a certi rigurgiti che fanno male all’intera umanità, qualunque sia la prospettiva dalla quale si assiste a tali drammi.

Vittorio Venditti

 

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