Un lavoro alle donne che denunciano casi di violenze

Presentato il progetto Aspem in collaborazione tra Kairos, Ets di termoli e la Be Free di Roma

REDAZIONE TERMOLI

Dal 26 ottobre 2016 si sono rivolte ai centri antiviolenza e alle case rifugio quasi 100 donne. Tra di loro non solo straniere ma anche italiane: a Campobasso di 49 donne, 41 sono italiane, a Termoli delle 16 aiutate 9 sono nate in Italia per un’età compresa tra i 18 e i 65 anni. E’ questa la fotografia venuta fuori durante la presentazione di Aspem, (agricoltura sociale per la promozione dell’empowerment di donne e famiglie monoparentali con minori). Il progetto nasce da un avviso pubblico della Regione Molise e intende implementare i servizi degli Ambiti Sociali di Campobasso e Termoli e della Regione Molise per la promozione dell’inclusione sociale e il contrasto alla lotta alla povertà e alla condizione di dipendenza economica delle donne che sono vittime di violenze di genere. Tante, troppe, infatti, come affermato anche da Nicola Malorni presidente della Kairos, sono le donne che, per paura di non avere le possibilità economiche di mantenere sé stesse e i propri figli semplicemente decidono di non denunciare gli autori delle violenze. Di qui la nascita del progetto Aspem ad opera del raggruppamento tra la cooperativa sociale Kairos Arl Onlus, Ets di Termoli e la Be Free di Roma. «Destinatari del progetto – hanno affermato gli organizzatori nel corso della conferenza stampa – sono le donne vittime di violenza di genere e i loro figli (nuclei familiari monogenitoriali), comprese le vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale o lavorativo. In Molise – ha affermato Malorni – è mancata l’attuazione di iniziative capaci di sviluppare un servizio integrato di orientamento, istruzione, formazione e lavoro in grado di coinvolgere il segmento pubblico e quello privato in un unico progetto volto all’occupazione delle donne vittime di violenza di genere». E la risposta a queste richieste è arrivata direttamente dal progetto Aspem che «risponde alle criticità attraverso la valorizzazione della filiera agricola e produttiva del territorio, puntando all’inserimento socio-lavorativo delle utenti delle strutture antiviolenza a partire da un modello incentrato su attività agricole e produttive». L’agricoltura, dalla produzione delle olive a quella dell’olio extravergine, quindi come rilancio per le donne che, all’apparenza, hanno perso tutto passando attraverso tutta una serie di servizi psicologici di supporto per azioni che sono orientate all’implementazione di un sistema di avvio al lavoro che sia in grado di offrire servizi di orientamento, di inserimento e di re-inserimento lavorativo e di sviluppo autonomo e dell’autoimprenditorialità. Un progetto importante che potrebbe spingere tante donne che ancora restano in silenzio a denunciare le situazioni di cui sono vittime. I numeri forniti, infatti, parlano chiaro: tra le 27 donne ospitate nella casa rifugio, solo 6 hanno un’occupazione. Nel centroantiviolenza di Termoli, invece, di 11 donne solo 6 sono occupate. A Campobasso le disoccupate sono 28 su 49 e a Isernia di 8 ospiti solo la metà già possiede un lavoro. Grazie ad un investimento di 30mila euro di finanziamento pubblico proveniente dai fondi per l’inclusione sociale Por Fesr/Fse Molise compresi nel settennio 2014-2020 a cui si aggiungono 3mila 800 euro di finanziamento privato per «l’acquisto delle bottiglie vuote da riempire con l’olio che si produrrà nella cooperativa e che verrà successivamente messo in vendita durante degli eventi creati appositamente per la sussistenza e l’autosufficienza del progetto», ha spiegato il Presidente Kairos Nicola Malorni. A collaborare con il dottor Malorni ci sono Gilda Malinconico coordinatrice del progetto, Giuseppina Frate assistente sociale e responsabile del centro antiviolenza, Filomena Fusco legale di rappresentanza del centro antiviolenza e della cooperativa sociale Befree, Giuliana Conticelli psicologa Kairos, Desire Mancinone psicologa e psicoterapeuta Kairos e Giusy Pallotta psicologa e psicoterapeuta della cooperativa Befree. 

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