Un comune a settimana in poemetto: ecco Pesche

di Valeria Migliore

Si inaugura la prima puntata della rubrica “Un comune a settimana” nelle parole di Giuseppe Gamberale, che ha dedicato a tutti i 52 comuni della provincia di Isernia un poemetto, di cui qui vengono riportati solo i versi più emblematici. Il primo appuntamento è Pesche. Per la lettura integrale ci si può recare presso la biblioteca Romano di Isernia o, in questo caso, presso il Comune di Pesche.

La sindaca Antenucci e il notaio Gamberale

In un’operazione mai fatta prima sul territorio, il notaio Gamberale ha dedicato a ogni comune della provincia pentra un lungo poemetto, intriso di storia, cultura e civiltà. Il dono, consegnato personalmente nella mani della sindaca in qualità di rappresentante della comunità di Pesche, Maria Antenucci, è stato gradito e, con l’occasione, la sindaca ha annunciato l’intenzione di riallestire la biblioteca comunale, già ricca di molti testi.

I versi più emblematici del poemetto: Pescheide, “della biblioteca il paese”

Sulla tua strada passò re Borbone vide di case la conformazione,

disse in carrozza: meraviglia arreca, tal paese simil a mia biblioteca.

Sannita fu tua prima civiltà la torre mostra la tua antichità,

che sovente servì da eremitaggio a chi da li’ mandava a Dio messaggio.

Tutte perdute le tue assai sorgenti, e le tue terme di tanto imponenti.

Lì si bagnavan gli antichi romani ed i sanniti da tempi lontani.

Tuo feudatario fu Guglielmo di Pesco, delle tue chiese ammiro più d’un affresco.

I fascitelli furon tuoi feudatari, con molte terre e molti assai danari

ma uscì tra loro un grande letterato scrittor, poeta molto delicato,

di Fascitelli onorato assai dico, di papa Giulio secondo, fu amico

ed egli inoltre fu molto vicino a quel famoso scrittor l’aretino.

Non mancò neanche barbar saraceno, di gran furore e crudeltà assai pieno

È San Michele tuo gran protettore, a cui tu rendi preghiere ed onore.

Mulin di Pesche assai è ancor famoso, anticamente di molto maestoso.

Ancor ricordo tuo grande ospedale che a gente povera levava il male.

Prima d’Isernia facevi tu parte, ma poi col tempo tu fosti in disparte,

cinque croci dominan tua vallata dolce ricordo a tua stagion passata

ricordo il furto che fu perpetrato, un cristo ligneo in chiesa fu rubato

carestie e peste per tuoi abitanti, né terremoti furono mancanti.

Ora però fatto assai hai progresso su superstrada hai proprio l’ingresso

dal belvedere lo sguardo si spande, vedono tutti come divien grande

nella pianura cresce ogni dì Pesche, tante villette, di pitture fresche.

Quasi raggiungon d’Isernia abitato vicin pervengono al supermercasto

presso di te sta Università simbol sarà di tua civiltà

nascosta in verde ben si trova sita, in posizione davvero squisita.

È un luogo pien di tranquilità lontan si trova da mondanità

Le notizie storiche, l’etimologia e il turismo nel racconto di Giuseppe Gamberale