Un cammino di speranza, per una crescita sostenibile coi giovani protagonisti

Contributo di riflessione, con un invito rivolto a tutta la comunità, proposto dal vescovo De Luca al termine della processione di San Basso, patrono ddi Termoli e della diocesi

Più volte, nei giorni di festa dedicati a San Basso, ho avuto modo di sottolineare la durezza e la problematicità del tempo presente. Si è verificata come una convergenza di eventi e situazioni che ci hanno fatto piombare nel buio della incertezza e messo a nudo la precarietà dell’esistenza personale e dell’intera umanità, e nello stesso tempo la profonda interconnessione tra tutti e tutto, interdipendenza, quella che sperimentiamo, che sembra tirarci giù, verso un abisso.

Non possiamo rimanere intrappolati dalla paura che porta ad una ricerca spasmodica della sicurezza. Per rialzarci dobbiamo convertirci a Dio, ritornare al centro del nostro cuore e imparare il buon uso dei suoi doni, primo fra tutti il creato. Occorre il coraggio della conversione che non è solo personale ma deve necessariamente essere conversione comunitaria.

Perché ciò accada, occorre ascoltare con cuore libero le sofferenze dei poveri, degli ultimi, dei disperati, delle famiglie stanche di vivere in luoghi inquinati, sfruttati, bruciati, devastati dalla corruzione e dal degrado.

SÌ! Abbiamo bisogno di speranza.

È in questo senso Papa Francesco, qualche tempo fa, ci ha offerto tre cartelli – segnali stradali – per camminare sulla strada della speranza.

Il primo è l’attenzione agli attraversamenti. Troppe persone incrociano le nostre esistenze mentre si trovano nella disperazione: sono volti e storie che ci interpellano: non possiamo rimanere nell’indifferenza. Questi nostri fratelli e sorelle sono crocifissi che attendono la risurrezione. Nessuno ci passi accanto invano.

Un secondo cartello segnala il divieto di sosta. Spesso rischiamo di rimanere affossati nelle nostre povere sicurezze e impauriti nel tentare strade nuove. La nostra vita secondo il vangelo è come in stand-by. Al contrario, l’amore di Dio non è mai statico e rinunciatario, «tutto crede, tutto spera» (1 Cor 13,7): ci sospinge e ci vieta di fermarci. Ci mette in moto come credenti e discepoli di Gesù in cammino per le strade del mondo, sull’esempio di Colui che è la via (cfr Gv 14,6) e ha percorso le nostre strade. Come sarebbe bello se nel nostro territorio i cristiani, vorrei dire “Noi SanBasso”, non ci limitassimo a criticare e a mormorare, ma cominciassimo ad assumerci la responsabilità di creare reti che promuovano il bene comune e i beni comuni, con audacia e nella logico dell’incontro e del dialogo a trecentosessanta gradi.

Un terzo cartello stradale è l’obbligo di svolta. Lo invocano il grido dei poveri e quello della Terra. «La speranza ci invita a riconoscere che possiamo sempre cambiare rotta, che possiamo sempre fare qualcosa per risolvere i problemi». Don Tonino Bello, profeta in terra di Puglia, amava ripetere: «Non possiamo limitarci a sperare. Dobbiamo organizzare la speranza!».

Ci attende una profonda conversione che tocchi, prima ancora dell’ecologia ambientale, quella umana, l’ecologia del cuore. Il cambiamento d’epoca che stiamo attraversando esige un obbligo di svolta. Guardiamo, in questo senso, a tanti segni di speranza, a molte persone che spesso nel nascondimento operoso, si stanno impegnando a promuovere un modello economico diverso, più equo e attento alle persone.

Con questa segnaletica di riferimento voglio proporre alla vostra attenzione sette punti su cui focalizzare mente, cuore e mani per attivare processi di crescita nella realtà concreta del nostro territorio.

  1. Occorre far fiorire l’ambiente del nostro territorio, stringiamo alleanze tra associazioni, amministrazioni, diocesi, aziende, centri di formazione e parrocchie. Facciamo “squadra” con obiettivi concreti a sostegno di una conversione ecologica integrale per illuminare il futuro. Scopriamo la sostenibilità come nuovo orizzonte di fraternità.
  2. Insieme per educare: Bambine e bambini, ragazze e ragazzi, giovani e adolescenti, tutti siamo cittadine e cittadini attivi, impegnati in prima persona nella costruzione del bene comune. Creiamo insieme comunità educanti, capaci di attivare alleanze con il mondo della scuola e la società civile. I giovani siano protagonisti di processi rigenerativi immaginati da loro e con loro. Costruiamo insieme un vero sistema educante.
  3. Promuoviamo e favoriamo la proliferazione di iniziative imprenditoriali. Creiamo alleanze tra imprenditrici e imprenditori, riscoprendoci fratelli e sorelle tramite la condivisione di esperienze e desideri. Il sistema imprenditoriale crei una forte sostenibilità economica, sociale e ambientale con i lavoratori, il territorio e la pubblica amministrazione.
    Creiamo un nuovo modo di fare impresa.
  4. Incrementiamo la partecipazione ai processi di valorizzazione delle comunità locali per il bene comune. Riscopriamo la diversità come profonda ricchezza da custodire. Tutti noi, come cittadini, siano i primi alleati della pubblica amministrazione per rigenerare spazi verdi e donare nuova vita agli immobili in disuso. Puntiamo ad essere Communitas, torniamo ad essere dono. Attiviamo la gratuità come scelta di vita.
  5. Rendiamo protagonisti i giovani: Riconosciamo le competenze di ogni singolo giovane, indipendentemente dalle organizzazioni di appartenenza, per rinsaldare l’alleanza e riconoscerci in un “noi” che cammini insieme verso obiettivi comuni con strumenti condivisi. Manteniamo vivi i canali di ascolto ed i processi partecipativi e lasciamo un’impronta ben visibile nel tragitto percorso dalla società. Diventiamo “Noi”, per “Essere Uno”.
  6. Un impegno già in atto nella nostra Diocesi, ma sicuramente da incrementare e diffondere sull’intero territorio è quello di creare e alimentare un’ alleanza di corresponsabilità tra i giovani e la comunità, questo renderà ancor di più le nostre parrocchie luoghi di incontro e di accoglienza. Vogliamo dare in questo modo concretezza ai progetti e ai processi, con fiducia verso i giovani e il diritto all’errore. Trasformiamo il nostro stile di vita in testimonianza.
  7. Dobbiamo essere generativi, può accadere solo se usciamo dalla nostra autoreferenzialità, questa, infatti, genera sempre nuovi soggetti, ma impoverisce il tessuto dell’intero corpo. Invece, ognuno è e vive per l’altro, con l’altro e nell’altro: questo, e solo questo genera vita e fa vivere.

In questo modo renderemo vera quella scritta che ha campeggiato in questi giorni di festa “Noi San Basso”. Allora sì che potremo gridare non solo con la voce, ma con il nostro essere termolesi e chiesa di Termoli-Larino: W SAN BASSO.