Un appuntamento inedito nella vita delle nostre parrocchie. La Domenica della Parola

GIUSEPPE CAROZZA

Una data davvero importante, per tutte le comunità cristiane della nostra regione, quella di domenica 26 gennaio, coincidente con la prima giornata dedicata alla Scrittura, concepita come un momento di riflessione per espressa volontà di papa Francesco. Ci si potrebbe interrogare al riguardo sul reale bisogno di una festa della Parola di Dio da celebrare, da quest’anno in poi, in tutta la Chiesa nella terza domenica del cosiddetto tempo ordinario. Si può rispondere anzitutto con san Girolamo, il celebre traduttore della Bibbia in latino del quarto secolo, secondo il quale <<l’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo>>. In secondo luogo, ma in modo ancor più attuale ed efficace, si può far direttamente riferimento alla Lettera apostolica Aperuit illis (30 settembre 2019), con la cui promulgazione il Pontefice ha inteso istituire questa ricorrenza con un preciso obiettivo: suscitare nel popolo di Dio una devozione semplice ma profonda verso le Sacre Scritture.

                Certo, che una tale circostanza sia vissuta con la sempre più consueta – ahimé – indifferenza anche all’interno delle nostre parrocchie, impigrite talora all’inverosimile di fronte ad ogni ventata di novità e che, dunque, il tutto si riduca a una semplice celebrazione eucaristica un po’ più solenne del solito, è un rischio da prendere seriamente in considerazione. La lettera apostolica del papa appena ricordata evita, in ogni caso, tale pericolo precisando, tra l’altro, che questa domenica non è semplicemente “della Bibbia”, ma della Parola in essa contenuta. La Domenica della Parola, in altri termini, non vale soltanto per un giorno ma per tutto l’anno, come il Corpus Domini. Fra le implicazioni ecclesiali e pastorali più attuali sulla Parola di Dio risaltano il carattere identitario, la sacramentalità, la carità e l’azione dello Spirito. È quanto mai significativo il fatto che per ben 19 volte Aperuit illis scandisca il termine “popolo”, declinandolo con l’unità intorno alla Parola di Dio: è il suo filo conduttore. Mai come in questo frangente storico, d’altro canto, la Chiesa avverte il bisogno dell’unità e, soprattutto, di quell’unità generata dalla Parola per eccellenza, il suo essenziale marchio identitario. In tale ottica è del tutto evidente come i buoni ministri della Parola (sacerdoti e laici) non si serviranno giammai della Bibbia per asservire il popolo, ma saranno a servizio della Parola per, piuttosto, servire il popolo.

                È dunque in questa luce che l’appuntamento del 26 gennaio riveste una rilevanza capace di andare ben al di sopra di una mera riflessione consuetudinaria. Si tratta, per certi versi, di ritornare alle fonti e alle radici di una fede che, complici un secolarismo ed un relativismo sempre più imperanti nel nostro mondo culturale, economico e relazionale, corre il rischio concreto di essere emarginata e quasi costretta ad essere vissuta in termini sempre meno comunitari, ma individualistici se non addirittura, a volte, egoistici. Da questo cammino di “conversione”, evidentemente, nessun credente può dirsi fuori; ma ancora di più potranno esimersi dall’impegno le nostre comunità parrocchiali, all’interno delle quali – spiace dirlo ma è spesso così – il confronto con la Parola, in termini anche scientifici o esegetici, è ormai del tutto latitante, come se gli unici impegni cui è chiamata a far fronte una comunità cristiana degna di questo nome siano, nella migliore delle ipotesi, unicamente manifestazioni esterne capaci sì di aggregare la gente in chiave “sociale”, tenendola però lontana dal confronto autentico con le verità della fede che, come si diceva in precedenza, potranno consolidarsi solo grazie ad una lettura costante e meditata della Parola di Dio.

                Ben vengano pertanto tutte quelle iniziative tese a mettere davvero al centro dell’attenzione dei credenti il testo biblico, tante volte considerato alla stregua di un puro e semplice “soprammobile” di cui far bella mostra nella biblioteca di casa e non valorizzato, invece, quale strumento di condivisione di valori anche fra popoli di esperienze religiose diverse. Sì, perché la Bibbia (dal greco biblìa = i libri), contrariamente a quanto di solito si crede, è non solo il deposito della Parola di Dio, ma anche una testimonianza incontrovertibile di sapienza umana, un punto di riferimento imprescindibile per chiunque desideri conoscere, senza preclusioni di sorta, l’evoluzione del mondo e dell’umanità dal punto di vista religioso, storico e culturale. La festa che ci si accinge a vivere in questa domenica, in definitiva, è simile a quella, senz’altro più nota, del “Corpus Domini”: se però quest’ultima è la festa della fede nella presenza reale di Cristo nell’Eucarestia, la nuova Domenica della Parola voluta da Francesco è una festa attorno alla Parola perché cresca, con l’ascolto, anche la gioia, la venerazione e la condivisione. Valori, questi ultimi, sempre più rari e tuttavia fondamentali perché si ritrovino, all’interno delle nostre comunità di credenti, l’identità e l’unità di un popolo.

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