Un allenatore non conosceva le regole

GENNARO VENTRESCA

Facevo colazione con Gazzetta e cappuccino. La rosea non è mai mancata a casa mia. Sfogliare la carta con l’inchiostro che ti anneriva le mani è stato un piacere. Un bel leggere. Di cose rossonere e di cosette rossoblù. La C/1 su quel giornalone si è vista assegnare sempre modesti spazi, che diventarono più ampi quando salimmo di classe. Si sa, alle “superiori” si gode di un’altra considerazione. E fu così…fino a che durò la benzina.

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I grandi maestri dei calci d’angolo sostengono che si cresce solo quando si impara a perdere. Sarà per questo che sono rimasto “piccolo”. Pur avendo perso tante volte, evidentemente, non ho imparato niente. Perciò mi viene da sorridere nel leggere o sentire certi tipi che per ammantare sonore scoppole, con le loro facce un po’ così, sostengono che facciano bene. Pur sapendo che fanno un male boia. Caspita, se fanno male.

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Se qualcuno mi chiedesse di fare una scala delle sconfitte più brucianti dei lupi, non farei fatica a mettere al primo posto quella del San Paolo, con la Lazio, 0-1, con gol di Poli. E biglietto pronto ‘inferno della C1. A seguire, avrei solo l’imbarazzo. Tanto per gradire, comincerei con un altro biglietto, di seconda classe, per la C2 questa volta. A Catanzaro ne prendemmo 4, due anni dopo. Sempre agli spareggi. Ce li infilò il modesto Monopoli. E non finisce qui.

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1970, Serie D, girone G. Presidente Carlo Vitale, sindaco della Città. Allenatore Giovanni Landolfi, a cui diede il cambio Farnete Masoni, il peggiore mister della nostra storia. Cadiamo in Promozione Campana (non c’era ancora l’Eccellenza), per tanti errori, il più clamoroso a Portici. Passammo subito in vantaggio con Marchetti, ma immediatamente fummo sopraffatti e sommersi sotto sette pere. A nulla valse la marcatura di Barbieri su rigore,  se non per fissare il 7-2.

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Al di là dello smacco, la pesantissima sconfitta pesò come un macigno sulla nostra squadra. Che arrivò terzultima, alla pari col Terzigno, che la spuntò per la differenza reti. La vendemmiata di reti al Cocozza di Portici ci aveva affossato. A fine gara, chiesi al nostro mister perchè mai così poca attenzione in fase difensiva. Si schermì affermando di non essere a conoscenza della regola che ci mandò tra i dilettanti. Roba da non credere.

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Ed eccoci all’attualità. A 13 partite dalla fine del campionato Gesuè e Cudini hanno rimesso in sesto una squadra che sembrava destinata al qualunquismo. Gliene sono grato e porto loro la solidarietà dei miei lettori. La classifica ci assegna 41 punti, a cui, in una rosea ipotesi, se ne potranno aggiungere al massimo 39. Per arrivare a quota 80. Un numero tondo quanto irritante: nel 1998, con l’Adelmo non fu sufficiente per far meglio del Giugliano che arrivò a 81. Allo stato dell’arte non si può fare altro che riprovarci. Sapendo che il nostro destino è legato anche a Matelica e Notaresco che ci precedono.