Uil Pensionati, via al cambio di rotta

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In tanti hanno partecipato ieri all’Hotel Rinascimento, all’undicesimo Congresso regionale della UIL Pensiona- ti. L’appuntamento ha rappresentato l’occasione per tracciare un bilancio dell’ultimo quadriennio. Molti sono stati, durante l’intensa giornata, i temi toccati dalla Uil. Durante la mattinata è stato posto in particolare l’accento sul fatto che tutti gli sforzi devono essere tesi a contenere la spesa pensionistica da un lato, a separare la previdenza dall’assistenza

come si è finalmente riusciti a proporre dall’altro, ma anche a ridurre il tasso di disoccupazione affinché cresca il numero dei giovani lavoratori per incrementare di nuovo il capitale cui attingere per pagare le pensioni. “La nostra missione resta sempre la stressa: essere dalla parte dei pensionati, sostenendoli con i nostri servizi, con le nostre strutture, facendo sentire la loro voce attraverso le nostre iniziative”. Si è partiti però dalla “accentuata mancanza di

dialogo tra le parti sociali ed i governi che si sono succeduti negli anni, con conseguenze negative sia per i lavoratori che per i pensionati. Soltanto recentemente, a distanza di anni bui, grazie alla concertazione avviata, sono finalmente arrivati i primi risultati positivi. Come non menzionare l’altra forma di tutela adottata per tutte quelle persone disoccupate che non usufruivano più di alcuna forma di ammortizzatore sociale e non avevano alcuna fonte di reddito avendo cessato da tempo ormai di lavorare? Ecco che in aiuto interviene la cosiddetta Ape Sociale, ovvero l’anticipo pensionistico, di cui gode chi ha compiuto i 63 anni d’età e con almeno trenta anni di contributi, fino al compimento dell’età pensionabile con un anticipo massimo di tre anni e sette mesi. La UIL Pensionati ha ritenuto necessario un cambiamento di rotta rispetto al passato, e lo dimostra quanto oggi si sta facendo.

Tornare tra la gente, tornare ad ascoltare i loro problemi ed i loro disagi, dando voce ai loro bisogni riportandoli nelle dovute sedi istituzionali, siano esse di competenza regionale o nazionale. Il principio solidale fra le generazioni è sempre stato alla base del siste- ma pensionistico italiano: gli anziani abbandonavano l’attività lavorativa lasciandola in eredità ai giovani che, quindi, con il loro lavoro provvedevano alle risorse contributive per il finanziamento delle pensioni, in una sorta di mutuo soccorso. Ma questo meccanismo fondato sul criterio della ripartizione e quindi sulla solidarietà tra le generazioni, può reggere fino a quando la popolazione attiva è maggiore della popolazione in pensione. Quando si verifica il contrario, il sistema entra in crisi. E questo è quanto è successo già negli anni ’90, con un effetto a cascata anche nei decenni successivi.

Si riduce il capitale cui at- tingere per pagare le pensioni e al tempo stesso aumen- ta il numero delle persone che escono dal mondo del lavoro, creando il divario difficile da colmare. Il lavoro nero, il lavoro precario e l’elevato tasso di disoccupazione fanno il resto”.

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