Tratturo imperfetto, questa sera in onda la docu-inchiesta del Quotidiano

Alle 20,30 in contemporanea sulle pagine facebook de Il Quotidiano del Molise, Moliseweb e Molise nel Cuore

“Quando uno ha fatto il tratturo non sa più camminare su altre strade”. Con questa frase, Franco Ciampitti, autore del libro “Il Tratturo” – un capolavoro della narrativa molisana ma anche italiana – è riuscito sintetizzare una miriade di concetti che ruotano attorno ad uno dei capisaldi della nostra cultura contadina e pastorale nel caso in questione.
Ebbene anche noi ci siamo incamminati lungo quel tracciato che attraversa il Molise unendolo, come fosse un cordone ombelicale, ad altre regioni. Lo abbiamo voluto e potuto fare ma, senza una guida sapiente come quella di Pierluigi Giorgio, probabilmente non saremmo mai riusciti a percorrerlo senza correre il rischio di perderci in concetti scontati e banali..
Per raccontare un pezzo di tratturo avevamo necessità di farci accompagnare da qualcuno che da lungo tempo continua a percorrerlo nella sua interezza diventando un tutt’uno coi pastori che con greggi e mandrie hanno contribuito ad arricchire le nostre origini.
Attraverso questo documentario/inchiesta che, non a caso, abbiamo voluto definire “Tratturo imperfetto”, ci siamo imbattuti in una storia che vuole raccontare la bellezza intrinseca del tratturo molisano, ma anche puntare il dito su anomalie e contraddizioni con cui si sta confrontando una delle poche famiglie di pastori che lo tengono in vita.
La famiglia Borraro, definita dallo stesso Pierluigi Giorgio come “un abbraccio”, con il suo gregge e pochi capi bovini rappresenta una luce accesa sul tragitto descritto nel libro di Franco Ciampitti.
Mario, Carmela e Pietro, sono lavoratori instancabili e con grandi sacrifici portano avanti la loro azienda di allevamento e produzione di formaggi tipici su un lembo di terra compreso fra Castropignano e Torella del Sannio.
Ora lo Stato impone loro, ma anche a tutti gli altri pastori, una tassa di quasi tremila euro l’anno per l’uso-pascolo del tratturo. Quando fino a poco tempo fa il contributo ammontava a 180 euro l’anno.

Ci siamo chiesti il perché di questa imposizione, abbiamo cercato un motivo a questa “gabella”. E non lo abbiamo trovato.
Anzi ci siamo accorti che se il tratturo vive (o forse sarebbe più giusto dire sopravvive) è proprio grazie ai pastori e ai loro animali che oggi sono costretti a pascolare non più fra gli originari “60 passi napoletani” in larghezza (più o meno 100 metri) ma su piste larghe (si fa per dire) non più di tre metri dove l’erba è poca, mentre cespugli e arbusti che poco o nulla danno in termini di cibo a vacche e pecore, stanno prendendo il sopravvento.

Pretendere dai pastori il pagamento di cifre che incidono non poco su gestione ed economia delle loro aziende, prima o poi, finirà per spegnere quella luce che anche la famiglia Borraro tiene ancora accesa sul tratturo.

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