Trasporti e incontro istituzionale ad Agnone, Niro in aula ristabilisce «la verità dei fatti»

L’assessore regionale: «Sono stato apostrofato con aggettivi sempre più violenti»

Il consiglio regionale odierno (martedì 26 maggio 2020) è stato contraddistinto dall’intervento in aula dell’assessore Vincenzo Niro. L’assessore ha fornito la propria versione dei fatti sia in merito alla questione “trasporti” che su quella riguardante un incontro avvenuto ad Agnone. Per questo Niro, per  aver, a suo dire «subito l’ennesimo attacco diffamatorio alla mia persona e al mio ruolo politico-istituzionale – ha detto in aula – perpetrato con mio profondo rammarico, da rappresentanti di questo Consiglio regionale» ha risposto alle accuse che gli sono state mosse.

«È  da un anno e mezzo – ha detto l’assessore regionale in aula –  che alcuni Consiglieri Regionali si abbandonano a parole offensive, invettive,  attacchi personali. Sono stato apostrofato con aggettivi sempre più violenti; sarei stato il protagonista di vicende artefatte, montate ad hoc e date in pasto ai social creando così un circolo vizioso di commenti  offensivi e diffamatori nei miei riguardi che non risulta  più tollerabile  per il livello bieco che ha raggiunto e che, per questo,  deve essere necessariamente perseguito nelle forme opportune. Sono stato pubblicamente definito in più occasioni, “fallito” – ha continuato Niro –  per non essere riuscito a pubblicare alcun bando di gara per l’affidamento del servizio di TPL su gomma pur essendo scaduti tutti i termini entro i quali adempiere sia di legge sia i termini forniti dallo stesso. Lo scorso 28 febbraio durante una conferenza stampa di una parte politica, era stata annunciata una mozione di sfiducia nei miei confronti, in cui mi sono state imputate colpe e responsabilità per la situazione del TPL e dei lavoratori impiegati nel settore. Durante la stessa conferenza, i “relatori” hanno parlato di criticità “ataviche”, dicendo testualmente che «il TPL molisano è fermo al 2004». Ma se è vero che siamo fermi al 2004 e che nel mentre si sono succeduti diversi governi, allora vorrei capire con quale autorità, mi è stato imputato da parte di qualche consigliere un buco di 30 milioni di euro: sono accuse gravissime, che sono state buttate in pasto alla stampa senza un minimo di fatti a corredo ma solo per alimentare un contesto di vessazione politica e mediatica per svilire e gettare infondati sospetti sul mio operato. È facile gettare discredito sull’assessore Niro, indicendo conferenze stampa nelle quali lo si accusa di non aver voluto modificare i vigenti contratti del TPL, ma omettere di dire che lo stesso Movimento 5 Stelle ha iniziato azioni infruttuose presso la Commissione Europea proprio sul punto. In data 25 ottobre 2018, (dunque ben prima di formulare l’impegno al governo regionale) il rappresentante all’Europarlamento dei 5 Stelle  aveva presentato una interrogazione con richiesta di risposta scritta alla Commissione Europea. L’oggetto della richiesta era la verifica della legittimità dei  contratti delle società ATM e SATI,  alla luce del regolamento comunitario e le misure che la Commissione intendesse adottare nei confronti degli stessi. La Commissione Europea precisò, tra l’altro, che “eventuali parti interessate che ritengono che tali contratti costituiscono una violazione del regolamento possono presentare denuncia alla Commissione”. Non risultano tuttavia delle azioni in tal senso. È  facile fare pubblici proclami – ha aggiunto Niro – ma poi non mettere in campo condotte concrete e legittime.   Nemmeno il Governo del loro stesso colore politico ha condiviso la loro strategia di azione, ciononostante si continua ad apostrofare come fallimento l’operato politico e gestionale  di chi si è scontrato con l’impossibilità di procedere alla modifica dei contratti ponte in assenza della indizione della gara. Anche il mancato esperimento della gara per l’affidamento del trasporto pubblico locale  extraurbano  è da ricercare in cause che sono altrove e in altre logiche. I fatti e le circostanze che si sono succedute, lo dimostrano senza mezzi termini. Il crono-programma dei lavori è stato organizzato in modo da arrivare alla gara per l’affidamento del servizio  secondo le procedure ad evidenza pubblica in piena aderenza al vincolo comunitario. Al 5 dicembre 2019 erano stati espletati tutti gli adempimenti necessari e sussistevano i presupposti di legge per la pubblicazione del bando di gara, nonostante l’avvicendamento governativo di metà estate avesse comportato dei fisiologici ritardi rispetto al piano, stante il coinvolgimento del MIT nello stesso. Il mancato esperimento della gara per l’affidamento del trasporto pubblico è da ricollegare in primis  all’anomalo ed ostruzionistico andamento dei lavori della III Commissione… Inoltre, il mancato esperimento della gara entro i termini imposti dalla normativa comunitaria è da ascrivere alla inspiegabile bocciatura della proposta di legge che prevedeva il doppio lotto di gara in favore dell’attuale legge n. 22/2019, fondata sull’unico lotto di gara. Ribadito che il piano dei servizi minimi è quello di cui alla Conferenza di servizi dell’11 novembre 2017, vale la pena rimarcare, per chi non lo sapesse,  che la programmazione  dei  servizi  minimi  ha valenza triennale. Ed infatti, allo stato, l’unica pronuncia giudiziale che si è interessata trasversalmente dell’attuale piano dei servizi, l’ha ritenuto validamente utilizzabile (vedi sentenza TAR Molise, n.75/2020 del 03.03.2020). Sul doppio lotto c’è da evidenziare la segnalazione dell’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato del 29 aprile del 2020.  La pronuncia dell’Authority è la dimostrazione che il mio progetto non era un fallimento e che la riforma del TPL molisano non era stata intrapresa da dilettanti. Il caso ha voluto che proprio il giorno dopo l’ufficializzazione in Consiglio di questo parere dell’Authority da parte del Presidente della Giunta regionale, è cioè venerdì 15, sono  stato oggetto dell’ennesimo video, divenuto virale  che mi ha rappresentato membro di un assembramento “carbonaro tenutosi per futili motivi politici”, in violazione delle norme imposte dall’emergenza Covid-19. È doveroso, a fronte  di quest’ultima grave offesa che mi è stata rivolta, far conoscere la reale consistenza dei fatti. La realtà dei fatti è stata completamente distorta: i Carabinieri, infatti,  mi hanno fermato non all’interno del fantomatico capannone industriale, ma a bordo della mia auto, senza effettuare alcuna verbalizzazione e senza elevare alcuna contravvenzione sul momento. Assembramento? La stanza era di oltre 70 mq, dimensione più che sufficiente per l’adozione di tutte le misure organizzative necessarie ad assicurare  il rispetto  del  distanziamento  interpersonale  di  9 persone (non 15 come si racconta nel video). Ad Agnone non c’è stato nessun “inciucio” o ragioni politiche.  Purtroppo l’emergenza COVID ha prodotto un effetto distruttivo su alcuni rami dell’economia  del territorio e principalmente dei piccoli centri molisani. Quella sera c’erano imprenditori che stavano rappresentando il loro forte momento di difficoltà economica, acuito dalle pratiche in sospeso con la Regione Molise per le quali  volevano conoscere dall’assessore regionale la possibilità di integrarsi con finanziamenti erogati dalle banche, al fine di acquisire maggiori liquidità.  Forse qualcuno dimentica che le difficoltà economiche degli imprenditori si riverberano sui lavoratori, sulle famiglie e in ultima istanza sul territorio regionale. L’Assessore regionale – si badi bene non Vincenzo Niro, ma l’Assessore intesa come figura istituzionale – non poteva sottrarsi all’invito, considerando il rispetto delle norme di sicurezza: fa parte del suo ruolo ascoltare le istanze del territorio sempre e principalmente  nei momenti di difficoltà. A margine di tutti questi spiacevoli eventi personali, resta la  disillusione per un dialogo politico divenuto insostenibile, caratterizzato da toni da santa inquisizione.  È doveroso, a mio avviso, che ogni atto politico o amministrativo sia oggetto di valutazione, di analisi e di critica costruttiva, ovviamente sia per chi ne considera l’utilità e sia per chi invece ravvisa inutilità o addirittura dannosità. Ammetto l’ironia… perfino la canzonatura, ma non possono essere tollerati – ha terminato Niro – il disprezzo e l’offesa personale».