Tramite Whatsapp accusato di violenza sessuale. Assolto con formula piena

“Inutilizzabili i messaggi scambiati tramite la piattaforma social”. La sentenza di primo grado in Tribunale a Campobasso

Uso e abuso dei social che sono entrati a far parte della nostra quotidianità. Che sia virtuale o reale, con l’avvento di Internet, la realtà viene sempre più mediata da nuovi mezzi di comunicazione che, nel bene o nel male, finiscono anche per influenzarla.


E’ il caso di un uomo di Campobasso che è dovuto comparire, nelle vesti di imputato, davanti ai giudici del Tribunale per rispondere di un’accusa gravissima: violenza sessuale.


Nel caso in questione commessa (come inizialmente si riteneva) nei confronti di una donna originaria di Salerno che aveva imbastito le sue ragioni d’accusa producendo alla magistratura inquirente (polizia Giudziaria) una serie di messaggi scambiati attraverso “whatsapp”.


Conversazioni trascritte in fase di denuncia che avrebbero dovuto rappresentare la prova del presunto crimine. Ma così non è stato perché questa mattina (7 giugno), l’imputato, che è stato difeso dal noto penalista e docente universitario, Gianfederico Cecanese (nella foto in basso), è stato assolto in primo grado di giudizio “perché il fatto non sussiste”, con formula piena.

Con un’articolata argomentazione l’avvocato Cecanese è riuscito a far cadere il capo d’imputazione dimostrando la inutilizzabilità dei messaggi intercorsi sulla piattaforma social fra la presunta vittima (che sosteneva di essere stata sostanzialmente costretta ad avere rapporti sessuali) e l’imputato.

Tesi smontata perché la difesa ha contestato il fatto che il telefono non fu sottoposto a sequestro. Mancando il contenitore dei messaggi questi sono stati ritenuti, come già detto, inutilizzabili.

Un’assoluzione importante perché in caso contario l’imputato avrebbe dovuto subire il blocco di ogni beneficio.

L’AVVOCATO GIANFEDERICO CECANESE, DIFENSORE DELL’IMPUTATO