Tonino Molinari vero influencer del Molise

GENNARO VENTRESCA

Dove eravamo rimasti? Credo a un magro pareggio. Peraltro casalingo. Anche se, ormai, il fattore campo incide poco, per mancanza di pubblico: noi con la blusa rossoblù, comunque, soffriamo quando ci allontaniamo dalla Bomboniera. I campi stretti e corti ci vestono male. Per non dire di certi tappeti sintetici sbrindellati e altri che starebbero meglio in un tratturo. Questo è. Si sbagliavano quando, con la bella stagione, i più giovani, sostenuti dall’entusiasmo, pensavano di poter fare un sol boccone di ogni avversario. E cominciare a far luccicare la bacheca dove sono custoditi più sogni che trofei.

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Aveva i piedi leggermente a papera. Soprattutto il piede sinistro lo aveva storto, piegato verso l’interno. Questo che poteva costituire un inconveniente serio per una mezzala, a Guido Biondi non dava alcun fastidio. Al contrario, quel difettuccio era il suo orgoglio, lo strumento che lo aveva fatto diventare il miglior calciatore che ha  indossato la maglia rossoblù, e lo dico senza esagerare. Anche se una citazione di merito, tra i big, va a Carletto Perrone, Domenico Progna e Luigino Pasciullo che hanno fatto chilometri dopo la parentesi rossoblù.

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Proprio in questo giorno, sei anni fa venne a mancare un grande campobassano. Il carro funebre giunse da Roma, per l’ultimo atto, nella chiesa di Sant’Antonio di Padova. Rimasi deluso: appena un pugno di tifosi venne  a salutarlo. I sodali rossoblù presero altre strade. Ma chi c’era, e tra tutti cito Tonino Scoccimarra, si armò di microfono e cassa di risonanza per fare vibrare il sangue nelle vene, diffondendo le note di “E la dumeneca”. Se n’è andò così il più caro e decorato presidente della nostra storia. Dico Tonino Molinari, un impero sfarinato anche per i calci d’angolo e primo vero inimitabile influencer della nostra città e del piccolo Molise.

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Da quando Molinari se n’è andato siamo tornati nei ranghi del calcio di periferia. Restano scoloriti ricordi delle feste del sabato sera, con gli invitati celebri e gli inviati dei grandi giornali. Tra i quali mi sembra doveroso citare Alberto Marchesi del Corriere dello Sport che rimase stregato dalle pennette al salmone e vodka, preparate dal maresciallo Mancini del Distretto che, nella villa del boss, diede prova di bravura ai fornelli.

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A proposito di magie. Vi consiglio di leggere qualcosa di veramente croccante. Magari un bel libro di Jorge Valdano, maestro di football, di gioco-spettacolo, d’arte e di vita sociale. A cui aggiungo un bell’uomo fascinoso, dai lineamenti sudamericani. A volte penso come siano mastodonte certe persone, mentre altre sanno solo blaterare.

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Dopo interminabili stagioni di magro raccolto spero di poter vivere finalmente un’estate piena di felicità sportiva, entrando da capo a piedi nei festeggiamenti che comunque siano, saranno sempre magnifici. Nonostante il virus, da cui bisognerà stare a debita distanza e con cui stabilire un clima di buona convivenza. Base per un futuro efficace e per tutti soddisfacente.

P.S. Questo spazio che mi sono scelto è un luogo d’incontro tra muscoli e pensiero. Con la speranza che vadano pian piano perdendo la reciproca diffidenza.