Tempo di riposo, tempo d’amore

XVI domenica del tempo ordinario (b)

Commento a Mc 6, 30-34

“Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: tu non farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il giorno settimo. Perciò il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato sacro” (Es 20,8-11).

Il Vangelo di oggi sembra proprio adatto a questo periodo che, per molti, è tempo di vacanza e ristoro. Il riposo non è soltanto un’esigenza che tutti sentiamo dopo un periodo di fatica, ma anche un comandamento! È il tempo per godere del dono che Dio fa di sé, un tempo che deve restare “improduttivo” secondo le categorie mondane, ma estremamente fecondo per la dimensione spirituale. Non tutto deve essere sacrificato al “dio” profitto, qualcosa va donato senza interessi a sé stessi e agli altri. Una decima che molti si scordano di versare. Sempre più la domenica, giorno sabbatico, sta perdendo questa sua caratteristica peculiare; un cambiamento che, pur sembrando innocuo, farà sentire pesantemente le sue conseguenze nella vita dei singoli, dei nuclei familiari e delle grandi comunità.

+In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato.+

Dopo essere stati inviati senza scorte di pane, ne bisaccia, o denaro gli apostoli testimoniano davanti a Gesu’, pieni di entusiasmo, l’esperienza vissuta nello Spirito (cfr Mc 6,6-13). Liberi dalle false sicurezze del mondo, hanno potuto appoggiarsi alla “solida roccia” della fede in Cristo, sperimentando così la potenza della comunione con Dio.

+Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare+.

Gesù invita gli apostoli, stremati dal loro lavoro, a fare una tregua. Un riposo simile a quello quello del settimo giorno, che lo stesso Dio riserva per sé, dopo aver “partorito” la Creazione (cfr Gn 2,1-3). La missione di Cristo, estesa agli apostoli e alla Chiesa, ha in sé anche la dimensione del riposo. Spendersi per l’evangelizzazione e l’edificazione, pasrtecipando così con Dio alla nuova creazione, resta infatti una fatica, che costa sofferenza e, proprio per questo, merita “riposo”: un tempo per godere delle meraviglie di Dio, un tempo per “ricevere” dopo che si è dato.

+Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.+

Di riposo ce n’è bisogno, ma non sembra essere proprio questo il mondo in cui, il già citato “riposo”, può essere pienamente vissuto. La folla di bisognosi, più o meno consapevolmente affamata di Vita e Verità, segue Gesù, anzi lo bracca. Proprio l’amore di cui trabocca impedisce al Maestro di concedersi quel riposo di cui ha tanto bisogno. Il termine compassione, specie nella sua accezione più comune, non rende il senso più profondo del suo corrispettivo greco: “σπλαγχνίζω”, amore viscerale per chi ha bisogno; simile quello che prova una madre o un padre davanti alla necessità di un figlio. L’aggettivo “viscerale” non è superfluo, infatti il verbo greco trae origine proprio da questa parola. Sappiamo bene che quando le emozioni diventano forti e coinvolgenti si fanno sentire nello stomaco (dalla nausea all’eccitazione sentimentale). Ci troviamo davanti ad un trasporto profondo del “fratello maggiore” dell’umanità che non può restare indifferente davanti alle sue necessità. Si noti però: Gesù lascia che gli apostoli riposino comunque; egli si addossa l’onere di curarsi del “gregge”. Ci troviamo davanti proprio quel servo fedele che non riserva niente per sé e investe tutto quello che Dio gli ha concesso nel Servizio che gli è stato affidato. A questo punto ci si potrebbe chiedere: “In cosa consiste il riposo di Dio?”. Sappiamo bene che riposare non coincide con il non far nulla, ma piuttosto nel poter fare quello che più aggrada: a Dio piace amare, dunque il suo riposare eterno è amore per le sue creature, il dono interminabile di sé: l’unica vera immensa beatitudine di cui vuole renderci partecipi nella resurrezione.

Felice Domenica!

Fra Umberto Panipucci