“Tante polemiche, tante recriminazioni ma guardiamo ai fatti che nessuno racconta”

A dare un quadro ‘da vicino’, poiché lui lì dentro ci lavora, è l’anestesista Giuseppe Pranzitelli che in un lungo post pubblicato su Facebook ha voluto spiegare cosa accade all’ospedale San Timoteo di Termoli. “Guardare ai fatti che nessuno racconta”. 

“Tante polemiche, tante recriminazioni, giuste, giustissime.. Questo ospedale non funziona, non è sicuro.. La classe politica è incapace.. La sanità pubblica massacrata a spese di quella privata.. Chiudiamo l’ospedale.. Bla, bla, bla.. Dall’altra parte ci siamo noi operatori sanitari, che lì dentro ci scommettiamo la professione, ci spendiamo la vita, ci giochiamo la faccia e il cuore, con tutte le palesi difficoltà annesse e connesse..

Ma guardiamo ai fatti, che nessuno racconta.

leri mattina (ma potrei citare una mattina qualsiasi a caso) nel blocco operatorio (che conta 6 sale + 1 dedicata all’ostetricia, tutte modernissime e dotate di ogni confort) c’era la seduta di ginecologia, e abbiamo operato, e tanto: una miomectomia multipla uterina in laparoscopia, 3 resettoscopie per polipi uterini, una rimozione di grossa cisti del piccolo labbro. Cinque donne che avevano dei grossi disagi e che hanno posto fine ai loro problemi. Che sono state operate con tatto, con dedizione, con delicatezza, senza dolori, uscendo dalla sala operatoria con il sorriso e con la parola “grazie” sulla bocca..

Ma oltre alla seduta di ginecologia c’è stata la seduta di oculistica: quattro cataratte e un pucker maculare operati con successo e nel silenzio assordante della cronaca quotidiana.

Poi urgenza dalla medicina: un empiema massivo da drenare. Subito l’equipe chirurgica ha posizionato un drenaggio toracico, e il paziente ha ripreso a respirare meglio.. Ma anche gli ORL hanno occupato d’urgenza la sala per una

frattura di mandibola..

Di anestesista come ogni mattina, n’era solo uno nel blocco operatorio. Con 2 tecnici di anestesia. E insieme col team ha prestato assistenza a ognuno di questi interventi (oltre 10), in ore.. Sei ore. 8-14.

Nessuno dei pazienti è rimasto scontento.

C’erano anche due studentesse e uno studente di scienze infermieristiche, come ogni mattina, che sono stati fatti partecipi di ogni scelta, di ogni decisione, di ogni procedura. Loro stessi, con l’assistenza dei veterani, hanno incannulato vene, caricato e somministrato farmaci, preparato elastomeri, allestito campi sterili, ecc..

Personale non ce n’è, è vero. Abbiamo difficoltà strutturali enormi, è innegabile. L’età media del personale infermieristico di sala operatoria è molto, troppo alta. Tra un paio di anni altri 2 infermieri ci lasceranno, e anche 2 anestesisti (dei 7 che ci sono e che devono assicurare presenza in sala, in rianimazione e in ambulatorio di terapia del dolore..). Bisogna alzare la voce, è giusto! Altrimenti davvero non ci resterà che chiudere i battenti..

Ma bisogna anche dire con forza che ogni giorno in quelle sale operatorie, noi, quella sgangherata équipe, ci facciamo responsabilmente carico, con estrema attenzione e alta qualità delle cure, delle problematiche di tutti i pazienti che chiedono la nostra assistenza. Con umanità, rispetto, eleganza e serietà. Con estrema professionalità. Non parlo di me. Parlo dell’équipe. Sottodimensionata, stressata, ma che quando c’è da lavorare, lavora per ore e ore a testa bassa e senza guardare l’orologio.

I fatti vanno detti. Vanno divulgati, tanto quanto le polemiche.

Il blocco operatorio di Termoli, con i suoi chirurghi, anestesisti, ferristi, tecnici di anestesia, OSS e studenti, c’è! Sottodimensionato, ma c’è e lavora! Nel silenzio e nell’ignoranza dei più. Incurante delle polemiche. Indefessamente.

Prossimo capitolo: la rianimazione”.