Sulla questione dell’origine del nome “Campobasso”

Per la rubrica settimanale “Alesia ed i suoi compagni di viaggio” il caro Amico Prof. Arnaldo Brunale ci appassiona con una interessante ricerca storica, e per questo lo ringraziamo di cuore

Sull’origine del nome “Campobasso” ci sono molte ipotesi e poche certezze anche se tanti sono stati coloro che con i loro studi e le loro ricerche hanno cercato di mettere un punto fermo alla questione. Si riportano, molto brevemente, le posizioni di alcuni tra i più valenti studiosi di storia campobassana.
Giuseppe Maria Galanti (Santa Croce del Sannio il 25.11.1743 – Napoli 6.10.1806), in Descrizione del Contado di Molise del 1781, asserisce che l’abitato di Campobasso, in origine, fosse diviso in due borghi, uno chiamato Campus de Prata, posto verso la parte più alta del nostro territorio, e l’altro Campus Bassus, ubicato nella sua parte pianeggiante. Il primo insediamento, Campus de Prata, una volta andato distrutto, pare che abbia spinto i suoi abitanti a trasferirsi nell’altro agglomerato, Campus Bassus, che, in seguito, avrebbe così dato il nome alla nostra città.
Michelangelo Ziccardi (Campobasso, 16.10.l802 – Napoli 5.4.1845), circa l’origine del nome “Campobasso”, sulla base di alcune indicazioni storiche di Tito Livio (X, 17), lo farebbe risalire al fatto che un certo console romano Basso abbia costruito un campo militare nei pressi del territorio dove ora sorge la nostra città, da cui Campus Bassi, accampamento di Basso, poi trasformatosi con il tempo in Campobasso. Ma, fa anche un’altra ipotesi, alquanto fantasiosa, secondo cui gli abitanti di Camposarcone, in territorio di Ripalimosani, (agglomerato che avrebbe acquisito l’origine del suo nome dalla deformazione di Campus Hercoli, accostato ad Herculaneum, roccaforte a guardia del territorio di Aufidena distrutta dal console Spurio Carvilio Massimo durante la III guerra sannitica), una volta sconfitti dalle legioni romane, si sarebbero rifugiati sul nostro territorio, dando, poi, il nome alla nostra città. Alcuni studiosi, tra cui il Gasdia, ritengono questa ultima teoria forzata e fantasiosa.
Giambattista Masciotta (Casacalenda (CB) (5.9.1864 – Roma, 28.6.1933), in Il Molise, dalle origini ai nostri giorni (vv. 4), del 1915, smentendo le “congetture” sia del Galanti che dello Ziccardi, ritiene che il nome della città deriverebbe da Campus Vassorum, cioè campo dei vassalli che, nel X e XI secolo, erano coloro che abitavano, essendone soggetti, gli spazi circostanti i castelli del feudatario. Il Masciotta, infatti, così scrive a pag. 50 del II volume della sua opera: ‹…“Campus vassorum” significava perciò la località dove risiedevano i dipendenti del barone, e dove gradatamente per ragion sociale si andava formando il villaggio degli artigiani, dei coloni, e delle famiglie dei funzionari del castello, dei suoi armigeri, ecc., ecc. “Campus vassi” (da cui il dialettale “Capuàsce”) che per casualità corrisponde alla situazione topografica della città in rapporto al castello…›.
Vincenzo Edoardo Gasdia (Bergamo, 18.11.1885 – Verona, 28.05.1985), in Storia di Campobasso del 1960 (vv. 2), rifacendosi, per certi versi, alla ipotesi del Galanti (escludendo, però, la tesi che la parte superiore della città potesse chiamarsi Campus de Prata, in quanto nome di una contrada posta alle spalle del convento dei Cappuccini), con una attenta analisi sull’origine del sostantivo “campus” e dell’aggettivo “bassus”, e dopo l’affermazione che gli abitanti risiedenti sulla collina definivano gli abitanti dimoranti ai piedi della collina come quelli che ‹stanno dalla parte del campo più basso›, ritiene che il nome “Campobasso” sia collegato alla sua posizione topografica. Infatti, egli afferma: ‹…Tutto questo per concludere che il nome della nostra città è composto di due voci, una sostantivale e l’altra aggettivo, per designare una località bassa, depressa rispetto ad un’altra più elevata›.
In aggiunta, e a conclusione di questi assunti, è interessante riportare alcuni passi di una lettera di Giuseppe Severino, medico condotto in Jelsi durante gli anni ’40 del secolo passato, spedita, da Chieti il 20 febbraio del 1942, a suo cugino allora Prefetto della Provincia di Campobasso. Il suo contenuto, prendendo lo spunto dalla iniziativa delle Autorità fasciste di cambiare il nome alla nostra città, analizza, in particolare, le affermazioni fatte dallo Ziccardi, dal Masciotta e, in parte, dal Gasdia (soprattutto se riferito all’analisi fatta sul significato del sostantivo “campus” e dell’aggettivo “bassus”), sull’origine del nome “Campobasso”, ritenendole, alla fine, “infondate”:
“Chieti 20 febbraio 1942
All’Ecc.za il Prefetto della Provincia di Campobasso
Ho saputo della lodevole iniziativa di cambiare il nome a codesta città per la giusta considerazione che il turista e il forestiero ne rimangano mal impressionati e non vi si recano immaginando un luogo tutt’altro che aperto, luminoso e alto, quale è Campobasso. Io non faccio parte della Commissione che dovrà decidere in merito, ma, certo della Vostra comprensione, ho dato sfogo al bisogno di intervenire senza invito in questa faccenda che mi riguarda perché sono anch’io della Provincia, essendo nato a Ielsi, dove ho tuttora il mio domicilio pur troppo non lieto.
Mi è stato riferito che taluno (componente della Commissione preposta a decidere sul nome nuovo da dare a Campobasso) si è opposto alla innovazione accampando motivi storici, e sostenendo che Campobasso sia stato in antico un campo di battaglia o di operazioni militari alle dipendenze di tal centurione Basso (chiaro riferimento a Michelangelo Ziccardi), come del pari avrebbero dovuto essere Campodipietra e Campolieto, rispettivamente di immaginari centurioni Pietro e Leto. Non nego che qualche Autore adoperi la parola ‹campus› in tale senso; ma a pensare che nella nostra Provincia i Paesi e le contrade nella cui denominazione entra a far parte tale voce sono non pochi, dovrebbero concludersi che le operazioni militari quivi svoltesi siano state numerose e di tale entità, e i centurioni di tanto grido, da lasciare e di quelle e di questi imperituro ricordo (nuovo riferimento a Michelangelo Ziccardi). Eppure nessun documento, nessuna tradizione, nessuna fonte storica ne fanno cenno. Si tratta evidentemente di una congettura formulata con leggerezza, destituita di fondamento, e per conseguenza da rigettare. Il significato primo di ‹campus› è quello di aperta campagna pianeggiante, in generale erbosa, in contrapposizione a mons, collis, silva (chiaro riferimento a Vincenzo Edoardo Gasdia, se riferito al vero significato da lui dato a “campus”). Ed è proprio questo che deve applicarsi al caso nostro non potendo sostenersi né quello di cui sopra, per gli esposti motivi, né altri riferentisi a spazi destinati a pubbliche adunanze, a giochi, a fiere e mercati, a esercitazioni militari, designati ciascuno da speciali e noti appellativi.
Quanto a ‹Bassus› potrebbe trattarsi di un nome proprio. Anche Papia dice: nomen proprium est. E come tale ad esempio si incontra in una notizia del VI secolo che richiama Campobassum in un’altra del 635 (Brequigny e La Porte du Theil, diplomata, tom. I, pag. 136).
È noto che derivò come soprannome per indicare qualità corporali, dall’aggettivo bassus, che, secondo l’antica glossa significa crassus, pinguis, e anche curtus, non altus: in italiano si direbbe tarchiato. Starebbe qui a indicare, giusta un costume antichissimo, che vige tuttora nelle nostre contrade, il nome del proprietario o signore di un dato terreno, o magari del fittavolo o del colono. E il senso ne risulta chiaro.
Potrebbe significare anche ‹campagna pingue›. Riferendosi a pascoli il nome sarebbe stato ben appropriato a quelle piane che si estendono ai piedi del monte su cui sorge la rocca dei Monforte, e che in tempi remoti è presumibile che siano state incolte.
Bassus significa inoltre depressus; e anche tale significato potrebbe adattarsi a tali campi….”.
Comunque, risulta che il nome della città non dovette avere origini dalle ripide pendici del monte elevato su cui sta la sua parte vetusta, ma dall’agro in cui venne a trovarsi (qui si accosta, in parte, alla ipotesi di Vincenzo Edoardo Gasdia, se riferita alla “località bassa, depressa rispetto ad un’altra più elevata”, che abbia dato il nome alla nostra città).
Altri ha sostenuto che ‹Campobasso› significhi ‹Campo dei vasalli› (riferimento a Giambattista Masciotta). Non conosco gli argomenti a sostegno di questo assunto che per essere ineccepibile dovrebbe risultare da documenti storici inoppugnabili. Per quello che io ne so tali documenti non esistono.
Anche l’indagine linguistica esclude l’ipotesi. Nella gerarchia feudale esistevano i gasindi, detti altrimenti ‹vassi›. Il genitivo plurale della parola è soltanto “vassorum” non potendo adoperarsi la desinenza in ‹um› (vassum) consentita in casi eccezionali, tassativamente specificati dalla grammatica, e nei quali rientra questo in esame. Inoltre è irregolare la trasformazione del v in b, mentre troviamo regolarmente quella inversa nel passaggio dalla forma latina ‹Campus bassus› nell’altra dialettale ‹campuvasce›. Per conseguenza anche questa ipotesi è infondata…”.
Come è possibile desumere da queste tesi, non c’è uno studio definitivo, basato su fonti acclarate, che consenta, o meglio, che abbia consentito fino ad oggi, di mettere un punto fermo sull’origine del nome “Campobasso”, per cui si può parlare solo di ipotesi più o meno veritiere, più o meno fantasiose, che la breve analisi fatta dal Severino ha reso ancora più misteriose, pur non enunciando una sua certezza definitiva al riguardo acclarata e fondata su certificazioni coeve.

prof. Arnaldo Brunale