Street Art, i muri di Campobasso diventano opere d’arte

CAMPOBASSO. Una città che parla attraverso le arti figurative espresse sui muri. A Campobasso, a partire dal 2011 con la prima edizione del festival Draw the Line, reso celebre dalla partecipazione di Blu con il suo murale minacciato di censura, molti nomi della Street Art più interessante hanno messo la loro firma sui muri della periferia. Nel quartiere residenziale San Giovanni, numerosi graffiti campeggiano sulle facciate dei diversi palazzi. La periferia monotona ospita ancora una volta opere scomode come “It’s Not a Game” di Macs, finito invece nella classifica mondiale di Widewalls del 2017. Vladimir Putin, Kim Jong-un, Donald Trump e un militante dell’Isis, riuniti per una partita a Risiko si giocano in realtà il mondo. E ancora, opere di Vesod, Made 514, Milu Correch, con il suo inquietante murale, sorprendono il visitatore che si aggira tra anonimi palazzi.

Gli interventi dell’ultimo anno sono invece quelli del torinese Joys con il suo studio sul Lettering e quelli nel vecchio quartiere Fontana Vecchia. Andrea Ravo Mattoni e Luis Gomez De Teran hanno realizzato due eccezionali opere per il progetto ImbrArtiamo curato sempre dagli Associati Malatesta. Corpus Homini di Gomez   invade le pareti cieche di due palazzi mostrando delle mani trafitte da chiodi, fuoriuscendo così dal limite bidimensionale. Ad essere rievocati, stavolta, non solo Caravaggio, ma anche le ferite di Gina Pane e i tagli di Fontana.

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