Stop alla plastica: dal 14 gennaio addio a piatti, posate e cannucce monouso

Dal prossimo 14 gennaio entrerà in vigore il decreto legislativo 196/21 che vieterà la produzione, la vendita e l’utilizzo di prodotti realizzati in plastica monouso (cosiddetti “single use plastic”). Lo stop a bicchieri, cannucce, posate o piatti “usa e getta” arriva dopo la direttiva 2029/904 dell’Unione Europa, che mira a ridurre sensibilmente l’inquinamento da plastica presente nei mari e negli oceani. La normativa riguarderà tutti i prodotti monouso, non biodegradabili e oxo-degradabili. Bandite anche le componenti in plastica degli attrezzi da pesca. L’obiettivo non è porre uno stop immediato (o almeno, non in tutti i casi), ma quello di ridurre progressivamente fino all’addio il consumo di prodotti che ostacolano la transizione energetica e prevenire l’inquinamento da microplastiche largamente presenti in mare.

Secondo la direttiva, si definisce “monouso” qualunque prodotto realizzato interamente o parzialmente in plastica, a eccezione di oggetti realizzati in polimeri naturali non modificati chimicamente. I prodotti oxo-degradabili invece sono realizzati con plastiche contenenti additivi che attraverso l’ossidazione comportano il frammento delle materie o la decomposizione chimica. In parole povere, quindi, la direttiva punta all’addio a tutto ciò che è composto interamente in plastica e per il quale esiste un’alternativa sostenibile in commercio. Per promuovere scelte differenti viene riconosciuto un credito d’imposta di 3 milioni l’anno dal 2022 al 2024 alle imprese che acquistano e usano prodotti riutilizzabili o in materiale biodegradabile e compostabile.

L’immissione nel mercato dei suddetti prodotti in plastica sarà interrotta, ma è prevista la vendita fino all’esaurimento delle scorte. Il divieto non si applicherà ai prodotti che hanno almeno il 40% di materia prima rinnovabile fino al 40%. La soglia per queste materie prime aumenterà fino al 60% dal 1° gennaio del 2024. Per chi non si adeguerà alla normativa, sanzioni fino a 25mila euro. Tuttavia, secondo quanto si legge nel testo, le multe potranno essere applicate salvo che “il fatto non costituisca reato” e che dunque sia punibile secondo Codice Penale.