Spalletti e le etichette sparite in fretta…

Questo allenatore fiorentino, tra i più esperti e preparati del nostro calcio, nasce nel 1959 in provincia di Firenze e, dopo una carriera appena decente da calciatore, anche se nettamente superiore di quella del suo conterraneo Sarri, comincia la sua lunga avventura da allenatore nello stesso posto, e, nello stesso anno (1993),dove aveva cominciato e finito quella da calciatore. Ad invogliarlo ad intraprendere questo percorso, fu l’attuale presidente dell’Empoli Fabrizio Corsi, un passato ed un presente da imprenditore nella pelletteria con il marchio “ Ruffo” ( nome del padre), ma, forse soprattutto noto per la sua lungimiranza calcistica, nei fatti superiore a quella di molti suoi colleghi. Luciano da Certaldo, portò quell’Empoli, dopo una salvezza miracolosa in serie” C”, addirittura in “A”, per proseguire poi la sua carriera tra Sampdoria, Venezia , Ancona, Udinese, Roma, Zenit, Roma, Inter ed ora Napoli. curriculum il suo, oggettivamente importante, anche se non griffato dallo scudetto, ma impreziosito dai successi moscoviti. Gli mancherebbe quindi, il grande colpo sul suolo nazionale, ma, credo sarebbe più corretto giudicare il suo percorso professionale, soprattutto in rapporto al valore ( oggettivo?) delle rose allenate, e, non solo per l’eventuale traguardo ( scudetto),solo sfiorato con la Roma. Questo perché, pur non essendoci la controprova, non credo sia così difficile ipotizzare che, se avesse avuto la ventura di allenare la Juve, la cui panchina l’ha solo sfiorata, probabilmente avrebbe colmato questa lacuna. Chissà che non possa riuscirci quest’anno col Napoli, soprattutto ora, e vengo al punto, che, come folgorati sulla via di Damasco, tutti i maggiori opinionisti nostrani, hanno incredibilmente scoperto un allenatore più maturo, un uomo non più dal carattere fumantino, ma, al contrario , improvvisamente diventato mansueto…Lo spaccato odierno, ci propina uno Spalletti che non insegue o non si inventa più “ il rumore dei nemici”, e non è più considerato un pericolo, o quantomeno, un fastidio interno, per le società che allena. Un etichetta che si era guadagnato, per così dire, dopo aver affrontato in modo decisamente ruvido, le vicende ultime, e note a tutti, di Totti, icona romanista, ed Icardi che si considerava tale all’Inter. Ma da dove nascono le certezze di chi giudica, circa il siderale cambiamento caratteriale del mister del Napoli? Ne abbiamo sentito delle più disparate. Siamo passati da chi evidenziava il modo con cui sta ora affrontando la scadenza contrattuale del suo capitano “Lorenzinho “ Insigne; oppure dai nuovi sorrisi con cui si presenta in conferenza stampa; o anche secondo alcuni, il fatto che essere stato per 2 anni senza panchina, abbia prodotto un risultato salvifico…Per non parlare poi di altre considerazioni decisamente pittoresche, sul quale preferiamo sorvolare. Per noi invece, la chiave di lettura è si semplice, ma diversa dalle dottrine dominanti…Per valutare bene le caratteristiche umane, e, soprattutto professionali del buon Luciano, bisogna tornare alla genesi del suo percorso in quel di Empoli. Chi parte da lì, non può che nascere con quel marchio di fabbrica, che è una precisa caratteristica, quella di un allenatore c.d. “ aziendalista”, che è portato sempre a pensare di risolvere i problemi della propria squadra, di qualsiasi natura essi siano, affrontando con coraggio ogni vicenda ,anche quando quelle più spinose, ed anche quando, forse, le stesse avrebbero meritato maggior sostegno nell’affrontarla, da parte dei vertici del club. Proprio quei vertici che, lo diciamo per inciso, desideravano anche più di lui, disfarsi del Totti romanista e dell’Icardi interista. Sicuramente la vicenda Icardi è apparsa a posteriori molto più chiara da questo punto di vista, ma, non troppo diversa da quella della leggenda romanista. Pallotta soprattutto, ma anche Franco Baldini, vera mente calcistica del presidente americano, volevano una Roma senza la presenza immanente di Totti. Nella parentesi interista, appena sollevato dall’incarico per far posto a Conte, è apparso, credo, a tutti più chiaro che, la rottura con l’allora capitano dell’Inter aveva altre matrici piuttosto che la sua , visto che Icardi, nonostante la sua strenua volontà di rimanere all’Inter, è stato messo alla porta da Conte. A differenza di Spalletti però, il tecnico leccese ha preteso che fosse il club ad occuparsene. Un modo decisamente più vantaggioso nell’affrontare i casi dei giocatori da epurare, ma anche meno solidaristico in un ottica aziendale. Qualcuno potrebbe obiettare, anche giustamente, che Spalletti però a differenza di Conte non vince i campionati. Ciò è sicuramente vero, ma forse sarebbe più corretto dire, anche , che Conte pretende dai club che allena, un rafforzamento tecnico diverso, cosa puntualmente successa all’Inter, e, in questo, è sicuramente più bravo nel farsi rispettare. Per onestà , si potrebbe anche aggiungere che Spalletti, i giocatori preferiti da acquistare, spesso li sbaglia, come successo per Nainggolan. Va ricordato però, che anche l’ex scudettato tecnico interista , si è invaghito di Vidal che, ad oggi, non ha risposto alle aspettative, pur non costando niente , rispetto al belga, il cui acquisto si è rivelato davvero disastroso, al punto da far dichiarare allo stesso Spalletti che il suo pupillo, metteva 2 o 3 cose prima del calcio .Ecco allora delineato il punto. Magari Spalletti non è così bravo a scegliere o ad indicare i calciatori, ma , questa è tutta un’altra storia, rispetto alla barzelletta dell’allenatore dal carattere cambiato, proprio ora che in tanti faticano a spiegarsi le vittorie in serie del Napoli…Ma , ci chiediamo: se Petagna, che era in pratica già stato ceduto alla Samp, non segna nel recupero il goal del 2-1 col Genoa, e, se la Juve non avesse fatto harakiri col suo portiere nello scontro diretto, i giudizi sul Napoli, ed anche su Spalletti, sarebbero stati i medesimi? Questa risposta la lasciamo alla immaginazione di ognuno di voi. Ora, al netto del fatto che di una squadra che è seriamente candidata allo Scudetto non puoi non elogiare il suo pilota, comunque pensiamo che i giudizi sull’allenatore del Napoli e sul suo mutato carattere, soprattutto da parte dei tantissimi che erano scettici al momento del suo arrivo in Campania, viaggeranno di pari passo con la classifica. Augurandoci per loro che, chi ora lo elogia “sperticamente”, non debba un domani fare delle inversioni ancora più spericolate.., siamo assolutamente certi, che i tantissimi tifosi del ciuccio, oltre che meritarselo questo cammino della squadra del cuore, lavoreranno, per così dire, in favore di tutti quelli che sul tecnico del Napoli hanno facilmente cambiato opinione, facendo tutti gli scongiuri del caso…

Francesca Arbotti