Sopravvissuto all’alluvione: “Ho visto la morte in faccia”. LA TESTIMONIANZA

Riportiamo la testimonianza di uno nostro collega, Stefano Moscufo, che questa mattina ha ?combattuto? con l?alluvione e, per fortuna, ne ? uscito vincitore.
?Sempre, nella vita, ricordiamo date importanti di nascite, di compleanni, di matrimoni o di decessi. Succede altres? spesso di ricordare date di accadimenti sportivi, tristi o festosi; di fatti succeduti ad altri, oppure di episodi clamorosi che hanno coinvolto la coscienza collettiva.
Quello del venerd? 27 novembre sar? per me un ricordo impresso a fuoco nella memoria mia e di chi mi sta vicino.
Questa mattina, infatti, recandomi a fare l’odiatissimo primo turno, su un’arteria di una fondovalle, sono rimasto sovrastato dalla forza della natura e da un suo elemento in particolare: l’acqua. Procedendo verso San Salvo, sono stato, in un attimo, una frazione di secondo, investito dalla vera e propria alluvione che ha devastato quella parte di territorio.
Neanche il tempo di rendermi conto di quello che mi stava accadando che la mia auto era gi? in bal?a dell’acqua. Cosa fare? La sola cosa che sono riuscito a pensare ? stata quella di abbandonare il veicolo. Quindi sono uscito, ma sono pervenuto soltanto per pochissimi secondi la forza della piena, la quale ha deciso di portarmi via con se. Sono caduto. il fango mi trascinava via come un fruscello, nonostante la mia stazza certamente non gracile. Ho ingoiato fanghiglia durante “il tragitto”, sono finito sott’acqua, ho cercato di aggrapparmi agli arbusti che in cambio mi hanno soltanto fatto omaggio di escoriazioni in ogni punto del corpo. Ma mentre venivo trascinato verso valle, ad un certo punto ho visto che c’era una macchina ferma sul ciglio della strada incredibilmente risparmiato dai vai fiumi che scorrevano sui due lati della carreggiata. L’acqua, in pratica, mi ha scaricato in quel punto. In quella specie di rifugio dove ho potuto chiedere e ricevere aiuto. All’interno dell’abitacolo, infatti, c’erano due lavoratori che, come me, si dirigevano verso la Pilkington. Un signore di Tavenna di cui conosco soltanto il nome, Antonio, Giuseppe Agnese Manes, mio compaesano, nonch? amico. Mi hanno accolto in macchina, nonostante io fossi bagnato fradicio e sporco di fango. Ho conosciuto l’ipoterm?a, un freddo paralizzante che ti impedisce di non tremare come una foglia. Antonio mi ha pure fatto fumare un paio di sigarette che in quel momento sembravanp alleviare, paura, disperazione per una macchina, la mia, ormai persa, e soprattutto il freddo incredibile. Giuseppe Agnese Manes si ? subito calato nel ruolo di centralinista d’emergenza, mettendo a disposizione di tutti il suo cellulare. Abbiamo provato a chiamare la Polizia, i Carabinieri, i Vigili del Fuoco, la Protezione Civile. Ma data l’emergenza in atto, nessuno di questi ? riuscito a portarci in salvo. Ci ha provato un altro signore di Tavenna, arrivato a non pi? di 30 mt da noi, ma anche lui ha dovuto desistere in quanto il suo fuoristrada non sarebbe mai riuscito ad attraversare quei venti metri di piena impetuosa. Alla fine ? stato il Sindaco di Tavenna, Simone Spadanuda, a mandare gi? Antonio Iurescia che, con il suo caterpillar, ? venuto a salvarci. Giuseppe Agnese Manes e Antonio hanno voluto che fossi io, il pi? malconcio, ad essere riportato per primo verso casa. Voglio quindi ringraziare tutte le persone citate, aggiungendo il mio ex collega tavennese Mario Zara e l’altro signore che guidava la macchina dei vigili urbano di Tavenna.
Io, ho perso, la mia auto, sicuramente non pi? in grado di circolare. Ho guardato la morte in faccia e ho conosciuto la disperazione pi? profonda nel momento in cui la fuga dell’acqua faceva di me ci? che voleva.
Ma ho conosciuto pure tante persone a cui devo la vita, gente di una bont? sconfinata che non riuscir? mai a ringraziare abbastanza.
Ringrazio Idd?o per avermi salvato, perch? se soltanto si fosse distratto un secondo soltanto a quest’ora questo racconto sarebbe stato scritto da qualcun’altro.
Mo’, per?, non mi parlate pi? di morte per i prossimi cinquant’anni.
Sono Vivo, ragazzi?

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