Si è spento Antonio Venditti, esempio di altruismo e solidarietà 

di Vittoria Todisco

Si è spento all’alba del 26 settembre Antonio Venditti personaggio della vita cittadina che ha profuso di iniziative di volontariato e generosa solidarietà la propria esistenza.

La nostra è purtroppo una Città che da tempo ha perso la propria identità per cui appare doveroso, a chi resta, parlare di Antonio Venditti e, allo stesso tempo, ripercorrere un’epoca tracciabile tra la fine  degli anni ’60 e ’80 del secolo scorso, in cui Campobasso si presentava ricca di iniziative volte ad aggregare i vari ceti sociali della popolazione e assegnare a ciascuno, seppure senza alcuna coercizione, il compito di rendersi protagonista di proposte utili a salvaguardare la nostra identità ed educare le nuove generazioni al rispetto e alla valorizzazione del tessuto urbano. La città, allora, già da un decennio andava espandendosi, nascevano nuovi quartieri signorili e popolari come il CEP. Si svuotava dei suoi abitanti il  centro storico che veniva immediatamente occupato da famiglie provenienti dai paesi intorno e, il pericolo più concreto era quello di emarginare, ghettizzare, sia la popolazione autoctona che quella immigrata rendendo allo stesso tempo il centro storico simile ad un ghetto. Le Istituzioni come quella dei Beni Culturali in previsione di un probabile degrado urbanistico avevano stabilito le proprie sedi, Soprintendenza, Archivio, proprio tra le antiche mura ma bisognava convincere la popolazione che il cuore pulsante della città era racchiuso proprio nel suo nucleo storico così ricco di arte, storia e memoria utile, se opportunamente preservato, nel conferire valore ai nuovi quartieri satelliti che attorno cominciavano a gravitare.  Ed è così che tornano ad affollare il centro manifestazioni come la “Festa dell’Uva”, la mascherata dei Briganti,  aggregando tra loro gli abitanti. E, quelli che si sono insediati al centro storico si inventano l’Infiorata del 31 maggio.   

Antonio per propria indole in questo panorama cittadino si muoveva già da protagonista. Lo è sempre stato. Dal suo punto di osservazione, Via Marconi, dove abitava,  aveva visto lo spettacolo dell’arrivo degli alleati entrare nel ruolo di liberatori in quella che per un periodo diventerà Canada Town. Benché piccolissimo ricordava tutto e, con precisione di quegli eventi, ha reso testimonianza proprio al nostro giornale. Da studente, al liceo,  era l’animatore delle gite scolastiche e le feste studentesche. E’ stato anche protagonista di quella bella stagione di “Follie Molisane” le riviste goliardiche in cui la gioventù studentesca campobassana si sdoganava da quel paternalismo che aveva caratterizzato il periodo fascista e, facendone le pulci si prendeva la libertà di mettere alla berlina la classe politica locale.  Questo è però solo il lato ludico di Antonio, se vogliamo quello artistico, musicale, maturato con Fred Bongusto e Paolino Oriunno, espresso con chitarra e armonica a bocca, quello solidale esplode, in tutto il  suo ardore più avanti.  

Nel 1970 Antonio crea una sezione operativa del Club Alpino Italiano e si da subito da fare nel recuperare risorse economiche ed esprimere la sua e quella di altri numerosi giovani che lo seguirono in questa avventura, la propria capacità di intervento nelle situazioni di disagio sociale.   All’indomani del 23 novembre del 1980  data del terremoto nell’Irpinia Antonio parte per quei luoghi devastati con il suo carico di viveri, indumenti e prodotti sanitari di prima necessità. L’impatto emotivo è notevole ma ancor più raggelante è l’impegno nel dover affrontare le cosche camorristiche che già si erano impadroniti dell’evento per impinguare i loro loschi affari.  Nel 1982 nasce la sezione campobassana dell’Associazione Nazionale Alpini presieduta da Antonio Normanno e Antonio entra a farne parte. L’associazione, com’è consuetudine nel corpo degli alpini, si prodiga in operazioni di soccorso. Quasi contemporaneamente nasce anche la sezione campobassana dei Radioamatori Molise e ne diventa socio. Antonio era l‘associazionismo fatto persona perché comprendeva che insieme si può tutto. E’ stato leale, onesto, sorprendente, viaggiatore indomito e curioso, amante della motocicletta e soprattutto amico. 

Morire a 86 anni tutto sommato è naturale e verrebbe da dire anche giusto considerata la vita intensa condotta da Antonio. Morire da vecchi è anche bello, ma morire disperati da vecchi è crudele. Antonio ha cominciato a morire il 25 novembre del 2020 quando sua figlia Maria Paola ha palesato l’inarrestabilità di un male crudele arrivando a spegnersi il 4 gennaio del 2021. Quel lutto, uno strappo inaspettato è stato un puntello conficcato in quel povero cuore che non ha smesso di grondare sangue per tutti questi lunghi mesi nonostante l’amore della moglie Armida, del figlio Francesco e delle sorelle Lucianna e Marisa.

Addio Antonio l’unico conforto è la speranza di sapere che ovunque tu sia è stato il bellissimo sorriso di Maria Paola ad accoglierti .            

Giovanissimo insieme a Fred Bongusto