Servire è amare e amare rende felici

XXVII Domenica del tempo ordinario, il commento di Fra Umberto Panipucci 

«In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!» Accrescere la Fede, Questa è la domanda che chiunque intraprende un cammino di conversione, pone al Signore. Dalle risposte che Gesù dà in questo brano, sembra però che la preghiera in questione dovremmo rivolgerla a noi stessi piuttosto che a Lui. Se dovessi definire questa virtù teologale attraverso una mia interpretazione personale, direi che essa è “la qualità del nostro rapporto con Dio”; nella misura in cui sarà profondo il nostro amore e la fiducia che nutriamo verso di Lui, tanto più sarà grande la nostra Fede. Converrete con me che, a questo punto, la domanda fatta dagli apostoli diventa quasi offensiva, infatti suonerebbe: «Signore comportati in modo tale che la nostra fiducia e il nostro amore verso di te crescano, perchè attualmente non ne te lo sei meritato abbastanza» E le batoste non tardarono ad arrivare! «Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: «Sràdicati e vai a piantarti nel mare», ed esso vi obbedirebbe». Dalla risposta di Gesù non si può che evincere un dato allarmante: gli apostoli non hanno fede! E questo dopo tutte le opere che egli ha compiuto. Cos’altro deve fare lo Spirito per estinguere la sete di prove che i discepoli chiedono? Dio è meraviglioso, degno di ogni onore e gloria e quindi anche di ricevere da noi lode, amore e, sopratutto, fiducia! Quanto tiepida è invece la risposta dei discepoli, di ieri e di oggi, di fronte alla grandezza delle sue opere? Chi conosce davvero Dio, non può fare a meno di innamorarsene, tanto più poi questo amore è radicato, maggiore saranno visibili i segni della comunione con Lui. La domanda degli apostoli sorge probabilmente per il fatto di riuscire a ottenere gli stessi risultati del loro maestro, ma questo non dipende da Lui, questo sembra ben evidente dalla sua riposta. Se solo avessero un briciolo di vera fede, anche loro potrebbero compiere le stesse opere. La Volontà di Dio è un fiume di Grazia e Amore che vuole inondare il mondo per sanare le sue ferite e riempirlo della sua Gioia, ma i ‘rubinetti’, scelti da lui perchè questo avvenga, siamo noi! Se le porte del nostro cuore non si spalancano alla sua Grazia, la sua presenza non si manifesterà in noi. La Potenza di Dio accompagna le opere di chi lo ama con tutto il cuore, la mente e le forze! «Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: «Vieni subito e mettiti a tavola?» Non gli dirà piuttosto: «Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu?» Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: «Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare». Forse gli apostoli, attraverso quella domanda, hanno fatto intendere di desiderare maggiormente la Potenza che Cristo manifesta nelle sue opere, piuttosto che nutrire quel Suo sconfinato Amore che le rende possibili. La disponibilità degli apostoli ancora non è totale, attraverso la metafora del servo che torna dal duro lavoro per continuare a servire nella casa del padrone sembra proprio voler dire questo. Un cuore innamorato trova tutta la gioia nel prendersi cura dell’oggetto del suo amore senza aspettarsi nulla in cambio, anzi sarebbe disposto anche a rimetterci di persona per poterlo fare, fino a dare la stessa vita. Amare, sinonimo di Servire e Donarsi, questo riempie di senso la vita e ci rende subito partecipi della beatitudine divina, questo ci rende servi autentici ed eredi della Gloria che ci aspetta. Ogni qual volta facciamo del bene non cadiamo nella trappola di aspettarci una ricompensa, per poi sentirci sistematicamente frustrati e delusi dalle aspettative. Riconosciamoci invece servi inutili alla fine di ogni atto di obbedienza al duplice comandamento dell’Amore, desideriamo subito di viverne uno nuovo, per godere ancora la vicinanza di quel Gesù che ci aspetta in ogni povero e in ogni momento che offriamo a Dio nella preghiera.

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