Se fossi il Sindaco di Campobasso

di Sergio Genovese

Ogni tanto nella mia fantasia bambina che grazie a Dio ancora mi accompagna, penso in grande e nell’intreccio tra realtà e immaginazione mi assegno dei ruoli. In base a questi ragiono e valorizzo le azioni che vorrei compiere per svolgere al meglio la funzione. Qualche giorno fa ho pensato di essere il Sindaco della mia città a volte tanto odiata perché in fondo tanto amata. Da Sindaco avrei riunito il consiglio per annunciare che il primo obiettivo doveva essere la valorizzazione del patrimonio che della città ha scritto la storia più energetica dal punto di vista sociale. Rispettare la memoria  rimane un obbligo non per rimanere attaccati a quello che non c’è più ma per sfruttare certi luoghi magici che potrebbero assicurare, in un processo di adattamento con la modernità, giorni migliori e contesti di aggregazione sociale che negli ultimi anni la città ha disconosciuto. Passo al programma  che avrei portato a compimento. Innanzitutto non esiterei un solo attimo a riportare i bambini  nella Scuola di Via Roma, altro che poli culturali che farebbero saltare in aria un racconto dorato che nel suo DNA  ha  visto  centinaia di migliaia di Campobassani imparare a leggere ed a scrivere. Parallelamente non cincischierei  con idee progettuali di alto bordo per riportare in vita il Mercato di Via Monforte ,restituendolo alla sua origine. Si dovrebbe facilitare l’approdo dei banchi con tasse simboliche che non fossero ostative per gli ambulanti già in uno stato di crisi piramidale.  Il centro città ha bisogno di certi Check Point   dove la gente  possa tornare ad incontrarsi ed a conoscersi. Campobasso ha bisogno di ritrovare certi luoghi di incontro più pop e meno sofisticati dei Centri Commerciali che non forniscono quel tasso di socialità che un vero mercato, cioè una fiera giornaliera, tra urla e dinamismi irrefrenabili, può assicurare. Il progetto che si vuole approvare invece, tanto per gradire, vorrebbe trasformare il vecchio mercato  in un luogo  di nicchia con la vendita di prodotti tipici che escluderebbe di fatto la folla di cui  Via Monforte ha bisogno.Infine mi riunirei    attorno ad un tavolo con la famiglia De Benedittis per trattare la vendita del glorioso Cinema Ariston. Dopo la sua ristrutturazione  rilancerei il sito con l’egida di Cinema Teatro Comunale da affidare eventualmente in gestione. Via Isernia ritornerebbe a vivere ma il solo pensiero che i Campobassani potessero  idealmente ricollegarsi con la storia incredibile  che ha scritto il Cinema Ariston sarebbe già un motivo per dare all’impresa  lo status di un grande progetto che collegherebbe il passato con il presente. Ritornare ad avere uno spazio pubblico al coperto capace di ospitare oltre mille spettatori fornirebbe alla città la garanzia che qualsiasi progetto artistico culturale non risulterebbe  precluso.  I progetti raccontati, pur nella fantasia bambina di un cittadino sognatore,  pur nella consapevolezza dei costi che si dovrebbero affrontare,  farebbero rinascere la piazza, darebbero una spinta a quei campobassani delusi che preferiscono ritrovarsi nei periferici  ed anemici centri commerciali. Ci farebbero ritrovare Corso Vittorio Emanuele con le saracinesche dei negozi tirate su  e con la gente che ritroverebbe il piacere dello “struscio” che solo i qualunquisti da retrobottega consideravano tempo perso senza conoscere il valore sociale che invece esaltava. Uscendo dal sogno c’è da rimarcare l’aridità del pensiero di chi ci amministra che continua a sostenere che restare attaccati al passato sia segno di anacronismo. Mentre ho trasmesso questo pezzo ai miei tanti amici con cui mi confronto, è stato unanime il consenso. Forse toccherebbe all’Assessore Felice, al Sindaco Gravina e all’intera giunta ascoltare il parere dei cittadini senza retropensieri ed in buona fede, quelli che ancora sono convinti assertori che chi  vive di memoria  continua a vivere di presente e  di futuro. Dalle nostre parti sembra invece che se si vuole rivedere la Scuola aperta ai bambini significa opporsi alla modernità. Teorie  tanto suggestive per quanto strampalate.