Sconfitte e vittorie vanno all’infinito

GENNARO VENTRESCA

Dentro e fuori dal campo ci sono sconfitte e vittorie che non si dimenticano. Ho racchiuso in questa gabbia tanti ricordi. Spareggi con pesanti lacrime e (rari) successi che ancora riempiono il cuore. Credo di non incorrere in errore se scrivo che il pomeriggio di Notaresco, nel suo piccolo, racchiude qualcosa di speciale che merita di essere custodito nel cassetto dei preziosi. A volte, ci vuole poco per cambiare lo scenario. Benedetto sia il 12 gennaio del 2020, e ancora più benedetto sia quel giovanotto con la faccia pulita che mi ha regalato emozioni che pensavo di non poter più vivere, andando dietro agli infiniti inciampi della squadra del mio cuore.

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Sconfitte e vittorie che vanno all’infinito. E’ il calcio, bellezza. O, i calci d’angolo, come li chiamo io. Dopo la goduria torniamo alla routine. All’organico troppo piccolo, ai due giovanissimi che dopo il debutto dovranno dimostrare, ai continui lapsus sotto rete di Musetti in eterna confusione quando sta per gonfiare la rete, a Gesuè che l’aveva detto, a quelli che lo sapevano, a quegli altri che il Campobasso è un’altra merce, ai nostalgici di “so’ cotti i ceci”.

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Il mio pendolino domenicale non possiede il potere di anticiparmi che ne sarà di noi. So di certo che mentre le squadre stavano scendendo in campo nel piccolo e triste impianto abruzzese mi ha inviato confortanti messaggi: era calmo e placido. Per farmi capire che con un po’ di fortuna la partita sarebbe andata al meglio. Lì per lì ho pensato a un pareggio. Che, se avessi potuto, avrei sottoscritto, senza la minima esitazione.

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Avevo seguito in tv il Notaresco ad Agnone, col Vastogirardi. Dopo averlo visto ballare la rumba per un tempo, nella ripresa mi ha impressionato. Per ritmo, grinta e qualità tecniche. Pensando alla nostra squadra che si presentava, per le numerose contrarietà, come una sedia zoppa, un punticino sarebbe stato accolto con immenso piacere. Invece, Eupalla, la musa inventata da Gianni Brera, sotto il suo mantello aveva nascosta una delle gare più spumeggianti dei nostri giorni.

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Non so se al tirar delle somme finirà per dirci grazie il bizzarro Matelica che già qualche anno fa non seppe approfittare del nostro blitz a Pesaro, contro la capolista. I punti che separano la prima dalla seconda sono diventati sei, tanti e pochi, dipende dal punto di vista. Noi siamo indietro, potremmo a limite sorpassare la capricciosa Recanatese che spende e spande, senza concludere granché. Sarei ben lieto di festeggiare con la medaglia di bronzo al collo. Visti i trascorsi non sarebbe male. Debiti e brutte figure, li tengo ancora a mente. Ragion per cui…                                                                               

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Visti in tv. Con tutto il rispetto, noto che la maggior parte dei portieri becca gol fantozziani. La scuola italiana non riesce più a formare giovanotti in gamba. Così, basta inquadrare la porta, magari scegliendo l’angolo alto, per festeggiare. Il Vastogirardi, tanto per non fare nomi, se avesse avuto un vero portiere avrebbe i nostri stessi punti. Che con un numero più affidabile potevano essere di più.

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