Scambiato per un cinghiale, ucciso da un colpo alla testa

Bricofer

Incidente nei boschi altomolisani. Un uomo di 52 anni, Domenico Tamasi, camionista, originario di Carpinone, intorno alle 16 di ieri pomeriggio, è stato raggiunto e ucciso da un colpo di fucile alla testa, durante una battuta di caccia, in una zona impervia in territorio di Sessano del Molise. A colpirlo, per errore, un amico dello stesso gruppo di cacciatori che avrebbe dichiarato di aver sentito un fruscio dietro un cespuglio e, credendo di sparare a un cinghiale, ha invece ucciso il suo compagno di caccia.

Per Domenico Tamasi, che lascia moglie e due figli, non c’è stato nulla da fare. Ucciso sul colpo, da una fucilata a pallettoni calibro 12 che lo ha colpito alla testa e non gli ha lasciato scampo. Inutile l’intervento del 118 che non ha potuto che accertare la morte del cacciatore, sul posto il sostituto procuratore Gaeta che ha autorizzato la rimozione della salma. Sull’episodio, indagano i carabinieri della Stazione di Carpinone e del Comando provinciale che hanno proceduto a raccogliere le testimonianze. Si procede per omicidio colposo nei confronti del cacciatore responsabile dell’incidente e ieri sera stesso, per individuarlo senza ombra di dubbio, tutti i protagonisti dell’episodio sono stati interrogati nella caserma di Carpinone, alla presenza dei loro avvvocati.

Quella di ieri pomeriggio, per il gruppo di cacciatori di Carpinone e Sessano, era probabilmente uno degli ultimi appuntamenti con la caccia di braccata al cinghiale. La stagione si sarebbe infatti chiusa il 14 gennaio. E la procura sicuramente verificherà che tutte le precauzioni necessarie alla braccata siano state adottate. La braccata o cacciarella è una tecnica di caccia al cinghiale, la quale consiste in quell’azione combinata di uomini e cani che portano allo scovo del cinghiale ed al suo successivo abbattimento.

La differenza tra braccata o cacciarella riguarda solo il numero dei partecipanti: maggiore nella prima rispetto alla seconda. Alcune ore prima della braccata, tre o quattro componenti esperti della squadra di cacciatori, i cosiddetti “traccini”, vanno a delimitare la zona interessata della braccata mettendosi sulle fresche lasciate dal cinghiale. Questa operazione necessita di essere effettuata dopo un periodo di pioggia, poiché le tracce da seguire risultano più evidenti; nel caso in cui la terra non sia bagnata, ma secca, i traccini seguono la pista attraverso l’ausilio di un cane al guinzaglio, il quale grazie alle sue doti olfattive, riesce a circoscrivere la zona dove si è “allistrato” il cinghiale.

Il capocaccia, da parte sua, deve conoscere il numero di poste che servono per chiudere tutta la zona; in caso fossero insufficienti è preferibile stingere il perimetro di battuta piuttosto che lasciare lunghi tratti scoperti.

 

 

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