Sanità, la morte lenta del Molise

Stefano Buono: «Nel nuovo Pos 2019 – 2021 si investa sul pubblico e il SS. Rosario torni ad essere un ospedale»

«In questi giorni è stato predisposta la bozza iniziale del nuovo Piano Operativo Sanitario 2019- 2021 e non pare, purtroppo, ci siano discostamenti significativi rispetto all’operato precedente, il Pos 2015 – 2018» le parole di Stefano Buono, consigliere comunale di Venafro e Presidente di “Partecipazione Democratica” e dirigente regionale Dem.

«Negli ultimi anni abbiamo assistito al progressivo smantellamento della sanità pubblica sul territorio molisano oltre che ad una non autentica riduzione del relativo deficit economico e ad una erogazione del servizio sanitario che nel suo complesso risulta essere inefficace ed inefficiente. A prescindere dai numeri e dai dati presenti nelle carte dei Piani Sanitari a Campobasso ed a Roma, i disagi che le persone vivono quotidianamente e la percezione tra i cittadini dell’assenza di un’erogazione decente, nella maggior parte dei casi, del servizio sanitario sono sotto gli occhi di tutti. Bisogna comprendere che, pena l’insostenibilità del Molise come Ente Regione, occorre invertire completamente la rotta tornando ad investire sulla sanità pubblica. È necessario quindi chiedere ed ottenere, come fatto da altre regioni con esito positivo, in virtù delle particolari esigenze e della peculiarità geografica del Molise, una deroga al Decreto Balduzzi che prevede limiti particolarmente stringenti per i territori che hanno meno di seicentomila abitanti. Fatto ciò sarà possibile tornare a potenziare l’intera rete degli ospedali pubblici nella nostra regione» ha detto ancora Buono.

«In particolar modo è importante investire sugli ospedali posti a confine e che sono in grado di attrarre pazienti da fuori regione, poiché ciò significherebbe produrre mobilità attiva e, quindi, scaricare parte dei costi sulle regioni i cui cittadini verrebbero a curarsi in Molise. Il SS. Rosario di Venafro, prima che venisse drasticamente ridimensionato dalle politiche sanitarie degli ultimi anni, riusciva a fare questa tipologia di lavoro, ovvero intercettare utenza extraregionale, chiudeva il bilancio in attivo e rappresentava, quindi, non solo una risorsa economica per il bilancio della Regione ed una opportunità economica per il territorio del venafrano in termini di indotto ma anche un modello di ospedale funzionante. Ecco perché ottenere la deroga al Balduzzi significherebbe avere la possibilità di redigere un piano sanitario che, disponendo di maggiori risorse e nell’ottica di un potenziamento complessivo del sistema pubblico, configuri il SS. Rosario come presidio ospedaliero di base, sede di pronto soccorso con la presenza di Medicina interna, Chirurgia generale, Ortopedia, Anestesia, Radiologia, laboratorio ed Emoteca» ha concluso il consigliere Buono, lanciando la proposta di una manifestazione a difesa della sanità pubblica, oltre ogni colore politico.

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