Sanità, il basso Molise scende in piazza per dire no alla chiusura del punto nascita

Candele, silenzio ed emozioni: la "marcia dei mille" che riaccende la speranza. «Non ci faremo mettere i piedi in testa»

REDAZIONE TERMOLI

E’ la fotografia di un popolo che, con il silenzio e la luce delle candele, si è unito e si è opposto alla chiusura del punto nascita che, poi, «è la chiusura di tutto l’ospedale San Timoteo». E’ la fotografia di un popolo unito quella che è stata scattata in piazza Duomo. E che siano state 500 o più di mille le persone in piazza poco importa. Termoli, il basso Molise e tutta la regione hanno risposto presente alla chiamata in difesa della sanità pubblica. Lo hanno ribadito lungo tutto il percorso che li ha condotti da Corso Umberto I a piazza Duomo. La prima fermata in piazza Monumento dove il piccolo Giovanni ha acceso le candele della speranza. E ancora il buio di Corso Nazionale ad accompagnare la discesa verso il centro della città dove tra due ali di turisti il corteo ha raggiunto il cuore della città bassomolisana. Lì, sulle scalette che affacciano proprio davanti alla Cattedrale, i quattro moschettieri, coloro che si sono prodigati per la creazione del gruppo Voglio Nascere a Termoli, hanno ringraziato i tanti che hanno preso parte alla manifestazione. Una manifestazione che ha ricordato a tutti l’importanza della sanità pubblica. Lo hanno detto Cinzia, Alessandra, Debora e Giuseppe. Lo hanno ribadito le mamme, i papà e i nonni di Termoli e del basso Molise che hanno sfilato lungo le vie della città. Lo ha ribadito il sindaco di Termoli, Francesco Roberti, che assieme ai primi cittadini del basso Molise ha fatto sentire la sua voce, ribadendo la vittoria che è stata conseguita appena qualche giorno fa nel corso della riunione con il Comitato Percorso Nascite di Roma. «Siamo entrati che avevano l’idea di chiudere il punto nascita ma siamo riusciti a spiegare che chiuderlo sarebbe stato più pericoloso che tenerlo aperto». Sotto la lente «l’assenza della rete dell’emergenza e degli accordi con le regioni limitrofe per cui non c’è sicurezza». «Il prossimo passo sarà quello di chiudere e smantellare l’ospedale. E noi a tutto questo ci opponiamo e diciamo no».

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