San Bartolomeo: un Santo, una Chiesa, un Luogo

Claudio Calcinai ci accompagna in un viaggio del cuore, al cospetto di un frammento di bellezza della Campobasso antica.

Domani, 24 agosto, si celebra la festa di San Bartolomeo apostolo, Patrono dell’Arcidiocesi di Campobasso-Boiano, uno dei dodici, cioè uno di coloro che hanno seguito la vita pubblica di Gesù fin dal principio, poco dopo il battesimo nel Giordano e l’inizio della predicazione.

Il nome Bartolomeo è in realtà un patronimico. In aramaico suona Bar-Talmai, ovvero figlio di Talmai, del valoroso. Secondo la maggior parte degli studiosi il nome proprio di questo apostolo sarebbe Natanaele (in ebraico) “dono di Dio”: così viene indicato nel Vangelo di Giovanni.

Non tutti sanno che San Bartolomeo a motivo del suo cruento martirio, scuoiato vivo, è considerato patrono dei dermatologi e pregato contro le malattie della pelle.

Nella iconografia si vede spesso raffigurato mentre viene scuoiato o con un coltello in mano. La più nota scultura di San Bartolomeo è un’opera di Marco d’Agrate, un allievo di Leonardo, esposta all’interno del Duomo di Milano, in cui è appunto rappresentato scorticato con la Bibbia in mano.

Michelangelo, nel Giudizio Universale della Cappella Sistina lo rappresenta con la propria pelle in mano; sulla maschera di volto che appare su questa pelle, si dice che l’artista abbia voluto porvi il proprio ritratto.

Per coloro che domani a Campobasso vogliono onorare questo Santo, in maniera speciale, mi permetto di suggerire una visita alla omonima chiesa di San Bartolomeo sui “Monti”.

Una passeggiata fantastica (ma ce ne sono altre assai interessanti) è quella che partendo dal Largo di San Leonardo e imboccando la scalinata di via A. Chiarizia e poi la salita di San Bartolomeo, ci conduce proprio ai piedi della chiesa. Lungo questo percorso tra l’altro si sfiorano i palazzi storici più significativi della città: il palazzo gentilizio Cannavina, il palazzo Mazzarotta (sede del Museo Sannitico), il palazzo Japoce e il palazzo Pistilli (sede del museo d’arte). Proprio per la presenza, di queste famiglie più importanti della città, nelle immediate vicinanze, la chiesa di San Bartolomeo era nominata “la chiesa della nobiltà”.  

La chiesa, che risale alla metà del XIII sec., si presenta elegante e sobria nelle forme architettoniche, secondo i canoni dell’arte romanica. La facciata principale, a coronamento orizzontale, è informata a grande semplicità, con la parte centrale realizzata con grossi conci squadrati di pietra calcarea locale a vista, rialzata rispetto a quelle laterali. I cornicioni di testa, a protezione, hanno un aggetto contenuto e sono del tipo tradizionale a “romanella”.

Il portale d’ingresso principale è adornato da uno pseudo-pròtiro (gr. “dinanzi alla porta”) che è anche l’elemento di pregio più evidente della facciata stessa, di ispirazione pugliese, un piccolo avancorpo schiacciato quasi come un altorilievo, coperto da una volticina a botte sorretta da due snelle colonne addossate alla parete, con a fianco due arcate cieche. All’interno del pròtiro è presente la lunetta, divisa in due sezioni: la prima raffigura il Cristo Redentore benedicente “alla greca” sorretto da due angeli, l’altra è a sua volta divisa in otto figure trapezoidali che circondano i simboli dei quattro evangelisti. Completano il prospetto una apertura centrale ad occhio, di forma circolare (oculo) sopra il pròtiro e due portali laterali di accesso alle navatelle costituiti da semplici stipiti con architrave, lunetta ed arco in pietra i cui capitelli sono decorati a motivi geometrici. Più in alto due finestre squadrate.

Il campanile, sul lato destro per chi guarda la facciata, distrutto dal terremoto del 1805 e ristrutturato nel 1874-75; di impianto medioevale ospita una cella campanaria aggiunta in epoca tardo-rinascimentale.

L’interno della chiesa, come si può già ben intuire dalla facciata, è suddiviso in tre navate da archi a tutto sesto poggianti su pilastri con capitelli geometrici semplici; ripulito dopo gli ultimi restauri dalle sovrapposizioni barocche, oggi si presenta in modo sobrio ed essenziale. La navata centrale è coperta a due falde con orditura lignea principale (capriate e travi rompitratta) e secondaria a vista, quella di destra da una volta a botte e quella di sinistra da volte a crociera. La zona presbiteriale, leggermente rialzata rispetto all’aula, accoglie l’altare, alle cui spalle è ubicato il piccolo catino absidale in pietra. A fianco di questo sono presenti le statue della Vergine Maria e di San Bartolomeo realizzate dall’artista campobassano Paolo Saverio Di Zinno (1718-1781). Da pochi anni (2011), in occasione del restauro interno della chiesa, è ritornata alla vista dei fedeli, dopo essere stata per vari decenni nei depositi della Soprintendenza e poi restaurata, la croce stazionaria di San Bartolomeo (XIV-XV sec.), un’opera in pietra di pregevole fattura e fascino. 

Dobbiamo anche rilevare che la chiesa di San Bartolomeo è inserita in un contesto particolare, in un “unicum” che comprende la vicina Torre Terzano (XIII sec.), restaurata nel XV sec. dai Monforte, a pianta circolare in pietra calcarea grezza, monca dal lato interno le mura che la collegavano all’ingresso del sistema difensivo della città (famosa è la leggenda popolare della Delicata Civerra, rinchiusa nella torre per non essere rapita dal fidanzato ….) e la chiesa di San Giorgio (X-XII sec.) con il suo piccolo antico cimitero, collocata appena più a monte, nata forse sulle antiche rovine di un tempio pagano, anche questa un gioiello di architettura romanica.

E sono proprio i luoghi come questo che chiamano, evocano e si lasciano scoprire nella loro “essenza interiore” che i latini chiamavano “Genius Loci”, lo “spirito del luogo”. Il Genius Loci ci aiuta ad interpretare il luogo in senso di “bellezza”, di “benessere” e di “felicità” attraverso la ricerca di un rapporto personale profondo per cogliere tutte le sue qualità benefiche, intrinseche, nascoste e sedimentate nel tempo. Il silenzio di questo luogo non deve indurci alla “estraniazione”, alla “fuga”, ma deve rappresentare una modalità di “contatto sensibile” con il mondo attraverso un ascolto interiore profondo accompagnato da un respiro leggero e ritmato. Nel nostro caso,“Il luogo San Bartolomeo” ci fornisce questa grande opportunità, questa energia vitale, cogliamola amici con entusiasmo.                                     Architetto Claudio Calcinai     

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