Ritrovato l’equilibrio perduto

GENNARO VENTRESCA

Voltaire. Ma che c’entra questo sommo illuminista con i calci d’angolo? Ai  suoi tempi, inizio del 1700, il pallone questo sconosciuto. Ma il mondo della pelota farà bene a tenere conto di ciò che scrisse e divulgò il francese, a proposito della tolleranza. Il filosofo invitava tutti a non lasciarsi trascinare dall’emozione, a ragionare prima d’agire. Ai giorni nostri il suo trattato sulla tolleranza sarebbe il caso di regalarlo, facendolo trovare sotto l’albero.

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Ecco, se seguissimo i suoi dotti insegnamenti, la vita sarebbe più comoda. Dando, altresì, una sbirciata anche all’altra sua opera, Il Candido, ovvero dell’ottimismo. Si, proprio l’ottimismo che, a quanto pare, manca un po’ a tutti. A cominciare dal vostro artigiano della scrittura che spesso si rabbuia, per motivi futili, procurati dalle sue squadre del cuore, la rossoblù e la rossonera. Che in modo diverso, hanno appena festeggiato i loro compleanni. Il Campobasso sotto traccia ha spento le cento candeline; a San Siro il popolo rossonero ha fatto tremare le vene a tutti, tranne che al modesto Sassuolo, per i suoi 120 anni.

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Naturalmente Candido va letto anche con una presa in giro nei confronti di chi ritiene che il nostro mondo sia il migliore di tutti i mondi possibili. Mi piacerebbe sapere dove sta adesso Voltaire. Io me lo immagino in Purgatorio con mille secoli da scontare, a pagare le severe pene che gli sono state inflitte dalla Chiesa. Sempre durissima con chi era solito scrivere, affidandosi al dubbio.

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Il dubbio. Vedo che traspare da alcuni post su FB che si affacciano già alla sfida di domenica con il Vastogirardi che Farina sta facendo girare come un orologio svizzero. Massimo rispetto, quindi, per la formazione alto-molisana. Ma, ora, se permettete, vorrei scrivere ancora qualcosa su Bontà che, tra lo stupore generale ci sta regalando gemme calcistiche. Basti pensare alle sue recenti “perline” contro Sangiustese e Jesina, autentiche sciccherie a qualsiasi latitudine. Rarissime nel nostro girone.

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Ma, a ben guardare, al di là delle prodezze dei singoli si è avuta l’idea che il Campobasso sia diventato una squadra. Per carità, tanto altro ci vuole ancora per metterla al riparo da nuovi imbarazzanti lapsus. Ma se, come sembra, il patron darà l’ok per rendere più polposo il rachitico organico, allora potremo tenere testa anche alla straordinaria capolista che, contravvenendo a ogni pronostico, sta disputando una stagione senza limiti che la sta trasferendo nel campionato maggiore.

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Play off. Utili o superflui? Dipende. Se si aspira a un eventuale ripescaggio servono e come. Se, invece, non dovessero avere un seguito avrebbero il semplice sapore dell’acqua zuccherata. Io, però, a un posto di rilievo non ci rinuncerei. Dopo anni di bassa classifica un po’ di aria buona non farebbe male. Come vedete ho fatto miei gli insegnamenti di Voltaire, a proposito del dubbio e della tolleranza. E, perchè no, anche dell’ottimismo.

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