Ristoratori, Santangelo: situazione ormai insostenibile, a rischio sopravvivenza di attività e famiglie

«Il punto di non ritorno l’abbiamo toccato da tempo ma il Governo continua a non fornire soluzioni che creino le condizioni adatte per ripartire». Così Paolo Santangelo, referente di Mio Molise (Movimento imprese ospitalità) e presidente Apem (associazione pubblici esercizi Molise) all’indomani della protesta dei ristoratori a Roma. Da parte dei titolari si registra insofferenza e disperazione: le serrande sono abbassate da mesi e crescono rabbia e malcontento.

LA PROTESTA – Nella serata di ieri, mercoledì 7 aprile, luci accese  anche in Molise per «sensibilizzare l’opinione pubblica e soprattutto le istituzioni sulla necessità di lavoro per un comparto che ormai è completamente a terra da oltre un anno. Noi siamo diventati il capro espiatorio di una politica che, a distanza di tempo, continua ad ignorare le nostre richieste e le nostre necessità». Il maltempo e il freddo pungente (nelle immagini in basso via Ferrari nella serata di mercoledì 7 aprile) non hanno dunque fermato la protesta di una categoria che chiede solo di «lavorare in sicurezza».

DECRETO SOSTEGNI – «La categoria è ormai allo stremo – ha detto ancora Santangelo – e senza interventi risolutivi la situazione è destinata solo a peggiorare. Al momento il Governo non può far altro che fornire, in maniera concreta ed equa, i ristori necessari per ridare ossigeno ai titolari delle attività. C’è bisogno di liquidità immediata. Il Governo- continua Santangelo – conosce bene quali sono i costi, le spese generali e la tassazione per ogni singola attività e dunque sa bene che quanto previsto dal decreto sostegni non rappresenta affatto una boccata d’ossigeno.   

SVENDITA DEL MADE IN ITALY E NUOVA MIGRAZIONE – «I ristori previsti – continua Santangelo – sono davvero irrisori e non servono nemmeno a coprire le spese minime. Purtroppo all’orizzonte, se dovesse perdurare questo stato di cose, non vediamo nulla di positivo. Molte attività rinomate in Italia sono finite in mano ad acquirenti esteri (la maggior parte cinesi) e oltretutto non dobbiamo dimenticare che in queste occasioni, quando le attività sono in crisi, c’è anche il forte rischio di infiltrazioni da parte della malavita. Il rischio è quello di assistere, nei prossimi anni, anche ad una nuova migrazione all’estero. Entro il 20 aprile se non cambia qualcosa – ha terminato Santangelo – assisteremo ad ulteriori fallimenti e chiamate in tribunale per sfratti».