Rinviata a giudizio la giunta di Casacalenda

Abuso d’ufficio in concorso, oltre al sindaco e agli assessori sono stati coinvolti anche due responsabili e la segretaria comunale

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CASACALENDA

Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Larino, dottoressa Rosaria Vecchi, ha rinviato a giudizio l’attuale sindaco, uscente, di Casacalenda, Michele Giambarba e i componenti della giunta, ovvero l’assessore e vicesindaco Vito Biello e l’assessore Michele Di Stefano. Oltre a loro coinvolti anche il  responsabile dell’ufficio tecnico, Pasquale Pietropaolo, la responsabile del servizio finanziario e contabile, Maria Teresa Di Paolo, e la segretaria comunale Natalia Maria Carmela de Virgilio.

Il procedimento giudiziario a loro carico riguarda varie ipotesi di reato, tutte previste dall’abuso d’ufficio in concorso (articoli 110 e 323 del Codice Penale). Sei, nel dettaglio, le vicende finite nel mirino della procura frentana. La prima riguarda la concessione in comodato gratuito, senza alcuna procedura ad evidenza pubblica ed alcuna istruttoria, dei locali di proprietà dello stesso Comune di Casacalenda, siti in Vico Casone, completamente ristrutturati a seguito dell’evento sismico verificatosi il 31 ottobre 2002, con finanziamenti erogati dalla Regione Molise, alla Cooperativa Nardacchione per la gestione di malati con patologie psichiche, che secondo i giudici avrebbe causato do un danno economico conseguente ai mancati introiti derivanti dal canone di locazione.

La seconda questione riguarda la delibera 80 del 4 maggio 2015, attraverso cui, in contrasto con il vincolo decennale sulla destinazione d’uso, i locali dell’ex “Asilo Sacro Cuore” sono stati resi locali ad uso sociale. Un atto propedeutico per emettere la successiva delibera n. 129 datata 21.07.2015, mediante la quale «l’amministrazione comunale di Casacalenda partecipava quale ente attuatore al progetto Sprar del Ministero dell’Interno per ospitare 10 minori non accompagnati richiedenti la protezione internazionale e di cofinanziare detto progetto con la cooperativa di Campobasso denominata “KOINE” mettendo a disposizione di detta cooperativa il locali “Ex Asilo Sacro cuore”, assicurando, pertanto, un ingiusto vantaggio patrimoniale a favore della cooperativa, consistito nel ricevere un finanziamento pubblico relativo alla gestione del centro».

La terza vicenda riguarda unicamente l’assessore Di Stefano. Secondo il Tribunale lo stesso non solo ha votato favorevolmente la delibera mediante la quale venivano concessi alla cooperative Koine i locali dell’ex asilo “Sacro Cuore”, ma ha prestato la propria attività professionale in qualità di consulente legale per la gestione di detto centro. Tutto questo anche in violazione ex art. 78, co 5 del Digvo. n. 267/2000, che fa espresso divieto ad un assessore di ricoprire incarichi o assumere consulenze presso Enti ed Istituzioni dipendenti, o comunque sottoposti al controllo ed alla vigilanza dei relativi comuni.

Sotto la lente della Procura anche l’emissione di tre fatture, datate 12 giugno, 7 settembre e 10 dicembre 2015 a favore della cooperativo Koine per un importo di 5400 euro, nonché la procedura per l’affidamento dell’incarico di direzione lavori per gli impianti fotovoltaici. Ultimo aspetto sul quale il Tribunale punta a fare chiarezza è relativo all’intervento per il miglioramento e funzionamento dell’impianto comunale di depurazione, il cui incarico è stato assegnato all’architetto Junior Pietropaolo Fabrizio, figlio di Pasquale Pietropaolo, andando così a configurare una situazione di conflitto, anche parziale, di interessi personali . Le persone coinvolte verranno ascoltate in udienza martedì 28 maggio.

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