Rimbaud, il genio di Charleville

Quando si parla di Arthur Rimbaud si parla di un mito della poesia, di un adolescente che ha provocato un terremoto nella storia della letteratura.  E che, ancora oggi, affascina i lettori di tutte le generazioni e i poeti di tutto il mondo.

A diciassette anni, siamo nel 1871, entra in contatto con il ventinovenne Paul Verlaine, poeta in ascesa, e sposato, che ne valorizza il talento. Dopo questo incontro prende avvio la loro storia sentimentale e sodalizio letterario. Cominciano i loro vagabondaggi attraverso l’Europa ma la convivenza risulta impossibile e Verlaine, che non vuole essere lasciato, ferisce l’amico a colpi di pistola. Il rapporto fra i due poeti s’interrompe definitivamente, e Rimbaud, dopo aver scritto Una stagione all’inferno e le Illuminazioni, l’altro suo grande libro, si trasforma in un eterno migrante. Intraprende così un lungo periodo di viaggi fino a stabilirsi per sempre in Africa, dove svolgerà diverse attività commerciali, fra cui – dopo aver rinnegato il proprio passato di poeta e scelto l’arte del silenzio -, quella di trafficante d’armi. Non scriverà più. Morirà a soli 37 anni per un cancro alla gamba.

Tra la primavera e l’estate del 1873, dunque, il ribelle di Charleville finisce di scrivere Una stagione all’inferno, il libro che gli darà maggiore gloria. Ha soltanto diciannove anni ma, con quest’opera brutale e trascinante, sulfurea ed enigmatica, ha già detto tutto.Questo poema dell’inquietudine e dell’insofferenza verso la società, la religione e la cattiva poesia,  è la confessione di una sconfitta, un grido di libertà, la discesa e la risalita dall’inferno della vita per tentare di raggiungere, lontano dall’Occidente, l’Ignoto. Con questo libro Rimbaudha affondato il bisturi nella sua autobiografia per ripulire il proprio sangue e incamminarsi verso la verginità della parola e dunque una nuova poesia.

Il poeta molisano Carmelo Pistillo, dopo due anni dal suo romanzo Un uomo a piedi, ci dà conto di tutto questo nel suo nuovo libro dedicato al poeta maledetto francese. È infatti in libreria in questi giorni la sua ultima pubblicazione, edita da La Vita Felice (pp. 220, € 18,00), una rigorosa e moderna traduzione di Una stagione all’inferno, corredata con un dotto, appassionato e lunghissimo saggio, una galleria fotografica, una documentata e aggiornata bibliografia e, soprattutto –  un’assoluta novità editoriale –,  un’antologia di testimonianze di scrittori del passato e di alcuni dei  maggiori poeti contemporanei italiani. 

Un gran bel libro per dirci che la voce di questo precocissimo poeta continua a echeggiare nelle luminose stanze della grande poesia. E che, l’ignoto a cui tende Rimbaud, non è un altrove  qualsiasi ma rappresenta una cosa sola con la sua sete di assoluto e di una nuova vita. Come scrive Pistillo nella preziosa introduzione, in Rimbaud “Ogni parola, ogni immagine tende a una sua egemonia, a un sovvertimento del senso così come appare, in vista di un’occupazione visionaria e di una nuova illusione poetica”.