Riflessioni di un trionfo: «Non potevamo perdere per mano di Southgate…»

«Infatti, non si poteva perdere contro questo gentiluomo inglese, che verrà comunque onorificato dalla Corona Inglese del titolo di baronetto ( Sir), ma che non poteva sperare , nonostante tutti i favori del pronostico fossero per la sua squadra, oltre ai non risibili vantaggi di giocare nel tempio di Wembley, stracolmo di ridondante entusiasmo, bel 6 delle 7 gare del torneo. Il solo viaggio lontano dall’amata patria e dal loro amato ritornello “ it’s coming home”( ora diventato il meme tragicomico più ricorrente sul web), è stato quello di Roma nei quarti contro la modesta Ucraina. Non poteva essere il nostro carnefice.. proprio l’uomo che, per un beffardo disegno del destino, aveva da giocatore sbagliato il rigore decisivo nell’Europeo del 1996 in semifinale contro la Germania, ponendo fine ai sogni del suo tecnico del tempo, Terry Venables, e dell’intero popolo di Albione. “ Su quell’errore ci ho pensato per un paio di decenni” ha detto di recente in un intervista il tecnico inglese. E, con uno spiccato senso del dramma sportivo, hanno voluto imitarlo 3 dei suoi migliori specialisti, (forse per solidarietà autolesionistica..), 2 dei quali , Rashford e Sancho, ottimi esecutori sulla carta, entrati per la bisogna allo spirare dei tempi supplementari. Non è destino per gli inglesi evidentemente, vincere passando per la lotteria dei rigori (lo dice la storia), e per questo composto condottiero, che, come diceva Mourinho parafrasando il motto Napoleonico : “ i grandi tecnici, come i grandi generali, sono anche fortunati”, e, probabilmente, lui non lo è. La patria dei migliori tecnici al mondo, la nostra, non poteva mai perdere contro l’Inghilterra di Southgate. Nonostante un organico di primissimo livello, a noi sarebbe bastato anche il loro terzo attaccante Calvert-Lewin, per portarla a casa senza soffrire e, senza voler mancare di rispetto all’ottimo Ciro (da Torre Annunziata),volenterosissimo ma poco adatto al ruolo di sponda che predilige il Mancio dalla sua punta vertice. Snaturare con un 5-3-2, una squadra che davanti ha Kane, Sterling,Rashford,Sancho, Foden, Grealish e Saka, a noi è parso un’impresa titanica , oltre che una follia. L’atteggiamento guardingo volto a difendere la porta dell’ottimo Pickford, che, non dimentichiamolo, ha parato 2 rigori, compreso quello decisivo di uno dei migliori specialisti al mondo come Jorginho, ha portato gli inglesi a giocare contro natura, facendogli smarrire quelle che sono le migliori caratteristiche del loro calcio: aggressività ed intensità. Eppure l’abbrivio del match, sembrava avergli arriso, quasi che potessero farsi beffa di noi, che siamo insigniti dall’intero sistema calcistico planetario come i maestri della tattica e strategia. Abbiamo infatti subito il gol, con la più classica delle azioni da quinto a quinto, con quello di destra Trippier, ottimamente innescato dal movimento ad uscire tra le linee di Kane che, proprio perché noto, non doveva prenderci così alla sprovvista. Ma è stata solo una breve illusione di sopravvento tattico, durato poco più di un quarto d’ora. Trovato un migliore equilibrio tra le 2 fasi, soprattutto nel secondo tempo, con l’uscita di Immobile , mossa Manciniana che non ha dato più punti di riferimento al povero Southgate, non c’è stata più partita, nonostante i supplementari dovessero chiaramente avvantaggiare loro, notevolmente più forti quanto a struttura fisica. Ma insomma, i famosi maestri del calcio, che si fregiano dell’appellativo per essere stati i pionieri di questo amatissimo sport, di vincere tornei internazionali, proprio non ne vogliono sapere, nonostante la cialtronesca bramosia di molti loro fans. E, men che meno, poteva riuscire nell’impresa il mite condottiero dei 3 leoni, che, nonostante l’involontaria complicità del nostro miglior rigorista, forse per non allungare l’agonia (consapevole che ai rigori non ce l’avrebbero mai potuta fare stante la storica idiosincrasia per l’esercizio..), ha preferito designare il povero Saka, in luogo del più logico Grealish. Forse avrà pensato: “ meglio chiuderla qui..” Una parodia quest’ultima, per la quale in parte ci scusiamo, ben consapevoli però che, nell’avvvicinamento al match, i loro media, con la ben la nota spocchia, avevano descritto il nostro grande popolo, nella solita becera maniera. Per ringraziarli, noi che siamo riconoscenti, brindiamo alla loro salute per i gentili cadeau. Nonostante in quasi un secolo, hanno vinto la miseria di un mondiale, quello del 1966, in maniera poco chiara, come è successo in semifinale con la Danimarca, hanno comunque tanto tempo per rifarsi…».

Francesca Arbotti