Ricordo di Piero Fontana

di Gennaro Ventresca

Con i suoi pennacchi di fumo cancellava le stelle. Scelse quella strada per arrampicarsi sulla cresta del drago. Questo era il Piero Fontana che ho conosciuto nel 1978, quando lasciata Cava, venne per sostituire Fortini alla guida tecnica del nostro team. Lo scelse Gigino Falcione per approdare alla svelta in Serie B. Ma i due posti liberi se li assicurarono Matera e Pisa. Terzo arrivò il Catania, a noi toccò la quarta piazza. Non ritenuta bastevole per assicurarsi la riconferma. Bronzetti, a bocce ferme, si affidò al giovane Mauro Benvenuto, fresco di “laurea” a Coverciano.

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In punta di verità ci fu una seconda e ultima domiciliazione molisana per l’abruzzese di Canistro, località famosa per le acque minerali. Molinari, tramite Aggradi, pensò di utilizzarlo da chioccia dello svedese Tord Grip che non sapeva un’acca del calcio italiano né una parola di campobassano.  Piero fece il “secondo”, tirandosi ogni giorno più di un pizzico sulla pancia. Grip era uno zonarolo alla Zeman, lui tutto Nereo Rocco, il re del catenaccio a doppia mandata.

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La B finì agli spareggi, con l’amara retrocessione. A metà corsa Molinari, ricusando le sue scelte estive, mandò via il garbato svedese e decise di promuovere Fontana. Ma all’ultimo minuto ci fu un cambio di rotta a favore di Giampiero Vitali che lavorò con bravura, benchè beffato nei play out di Napoli. Fontana fece le valigie e l’anno dopo si sistemò ad Ancona.

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Da quel momento ci siamo persi di vista. Anche se non ho smesso mai di seguire i suoi passi. Ci eravamo lasciati cordialmente. A fine carriera tornò ad Arezzo dove aveva preso moglie e messo su una bella famiglia. Insieme a Ciccio Graziani aprì una scuola calcio che partì come un Apollo 12. Poi, si sa, le società presentano qualche crepa. E finiscono con lo scioglimento.

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Un suo parente acquisito, per via delle rispettive mogli, dico il nostro concittadino Nino Pennacchio, mi ha sempre tenuto aggiornato sulle sue mosse. E’ stato proprio lui, col groppo alla gola, domenica mattina, a darmi la triste notizia: “Pietro ci ha lasciato”. Aveva 76 anni, complessivamente ben portati. Malgrado ciò, negli ultimi mesi la sua pur forte tempra aveva ceduto a un male che lo ha aggredito prima e poi sconfitto. Un mese fa, il destino si è voluto portar via anche il fratello, di un paio di anni più grande, già professore alla Luiss a Roma.                                                                              ***