Regionalismo differenziato, Molise in bilico

Oggi il confronto aperto dal Partito Democratico: timore per la gestione dei servizi pubblici

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REDAZIONE
CAMPOBASSO

Unità nazionale e regionalismo differenziato, questo il tema dell’incontro che questo pomeriggio il gruppo consiliare del partito Democratico ha organizzato a Campobasso, con gli interventi programmati del presidente della Regione Molise, Donato Toma, di Cefaratti (Orgoglio Molise), Patrizia Manzo (Cinque Stelle), il sottosegretario Quintino Pallante, il presidente della Provincia di Isernia Coia e il sindaco di Campobasso Battista e di Facciolla (Partito Democratico), con gli interessanti contributi del Prof. Gianfranco Viesti (Professore Ordinario di Economia Applicata Università di Bari) e il dottor Luca Bianchi (Direttore nazionale della SVIMEZ). Un dibattito che, secondo gli intervenuti, arriva in ritardo e in un clima di disattenzione da parte dei cittadini e delle stesse forze politiche. Da più parti, infatti, è emerso il timore che sia il Mezzogiorno ed in particolare il Molise, per le sue dimensioni demografiche, a farne le spese. La preoccupazione maggiore, infatti, riguarda la capacità fiscale della nostra regione, anche in base agli studi Svimez che prevedono nel 2050 una popolazione di 250 mila abitanti a fronte degli attuali 313 mila, con il 65% della popolazione che supera i sessanta anni.
Una preoccupazione che è stata trasversale rispetto agli interventi programmati e che, secondo gli organizzatori del confronto deve essere «una battaglia da non giocare in retroguardia» ma che necessità di azioni di autoriforma da parte delle regioni, attraverso un nuovo assetto istituzionale ed una sfida maggiore. Da parte di Micalea Fanelli il richiamo: «Non dobbiamo avere paura del regionalismo differenziato, ma di questo regionalismo differenziato».
Anche il presidente Toma, pur considerando il documento firmato dalle Regioni nello scorso giugno sull’argomento, ha invitato tutti a «sorvegliare il processo», ponendo però il problema della perequazione: «Come regione in questo senso abbiamo una scarsa capacità fiscale. Se non beneficiassimo più della solidarietà nazionale non potremo più essere una regione». Sul tema è stata netta la contrarietà di Gianluca Cefaratti (Orgoglio Molise) che ha anticipato un confronto sul tema, con gli interventi di Stefano Caldoro (ex presidente della Regione Campania) e del senatore Gaetano Quagliariello che presenteranno il progetto di autonomia e di macroregione del Sud.
Articolato l’intervento del professor Viesti che, oltre a sottolineare il fatto che «i cittadini non ne sanno niente» ha parlato di «un profondo cambiamento nell’organizzazione e nel finanziamento di gran parte dei servizi pubblici del Paese, con il decentramento ad alcune regioni tanto di estese competenze quanto di risorse finanziarie assai ingenti (sottratte conseguentemente a tutte le altre).»
Un argomento “scivoloso”, secondo l’economista, su cui la Lega ha tutto l’interesse di mantenere un profilo basso sulla questione, nel momento in cui sta cercando di crearsi un serbatoio elettorale proprio nel Sud, che risulterebbe l’area maggiormente colpita dal cambiamento degli assetti istituzionali e delle competenze Stato-Regioni: «una discussione pubblica non le gioverebbe, perché farebbe emergere un consistente travaso di risorse finanziarie a favore di Lombardia e Veneto in particolare, e a danno di tutte le altre.»
Viesti è passato poi ad esaminare nel merito la proposta veneta, rilevando come «la cessione alla Regione di tutte le competenze possibili nell’attuale quadro costituzionale: dalla scuola alle infrastrutture, dalla previdenza complementare alle grandi infrastrutture» sia «tale da mettere in discussione programmazione e gestione nazionale di tutti i grandi servizi pubblici.»
Per Viesti è inaccettabile anche il metodo che la regione Veneto propone per calcolare l’ammontare delle risorse che lo Stato dovrebbe trasferirle per l’esercizio delle nuove funzioni, «basato non sulle risorse oggi utilizzate per garantire quei servizi, ma, in misura importante, sul gettito fiscale regionale; tale da comportare una rilevante redistribuzione di risorse pubbliche da tutti gli altri cittadini italiani a favore dei cittadini del Veneto.»
Ma Viesti in conclusione ha posto sotto il tiro la riforma poiché è «tale da espropriare il Parlamento dalla propria potestà decisionale. «Appare indispensabile – ha concluso l’economista – che la questione sia oggetto di una profonda discussione nel Paese; che il Parlamento conservi tutti i suoi poteri; e che la soluzione non configuri quella che è definibile come una vera a propria ‘secessione dei ricchi’».
E’ stato Luca Bianchi, direttore Svimez a fare il punto sulla perequazione fiscale in tema di regionalismo differenziato. Bianchi ha ribadito il timore espresso nell’ultimo rapporto sull’economia del Mezzogiorno. L’avvio del “regionalismo a geometria variabile” va ben oltre il federalismo fiscale della riforma del titolo V della Costituzione, tradotto nel 2009 nella mai applicata legge Calderoli. La quale si ispira a un Federalismo Fiscale basato sul principio di equità orizzontale che legittima l’azione redistributiva e perequativa di uno Stato come l’Italia che è federale ma unitario, e non confederale. «Invece – ha confermato Bianchi – la richiesta della Regione Veneto di finanziare le funzioni aggiuntive va in direzione di trattenere sin da oggi nel proprio territorio parte delle entrate erariali attualmente destinate dallo Stato a finalità perequative.
Un argomento sul quale va resa rapidamente operativa «la definizione di costi standard e dei livelli essenziali delle prestazioni per la determinazione dei fabbisogni degli enti territoriali, con il proposito di eliminare le inefficienze manifestatesi nelle differenti regioni italiane.»
Un tema tutto politico, dunque, quello affrontato ieri a Campobasso che rappresenta l’inizio di un dibattito che necessariamente dovrà vedere la partecipazione più puntuale delle forze politiche, sindacali e datoriali e della stessa società civile molisana.

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