Regionali 2023, sarà sfida tra donne? Il centrosinistra punterà su un politico

Pd e 5 Stelle candideranno un “uomo di partito”. Patriciello indicherà per il centrodestra una donna del Basso Molise

Si attende solo l’elezione del nuovo presidente della Repubblica e poi i giochi saranno ufficialmente aperti. Anche se, sottobanco, qualcosa è iniziato a muoversi già da settimane. Alle prossime Regionali manca poco più di un anno e le coalizioni sono già in fermento. La scadenza naturale del mandato ci sarà nella primavera del 2023 e le sorti della legislatura sono legate a quelle del Parlamento. Solo un voto anticipato a Roma potrebbe portare prima alle urne anche i molisani. Perché la “spartizione” degli incarichi è legata a doppio filo. Chi rinuncerà alla carica di presidente in Regione, sarà candidato al Parlamento. Per questo si attende l’elezione del nuovo Capo dello Stato, quando si capiranno anche le sorti del Governo nazionale, per iniziare a muovere le prime pedine anche in Molise. 

La situazione più caotica sembra esserci nel centrodestra che uscirà da una legislatura tormentata. Le continue frizioni e le spaccature, anche formali, hanno caratterizzato la coalizione durante il governo Toma. Che, da par suo, ha espresso più volte la volontà di ricandidarsi. O meglio, di essere a disposizione dei partiti. Un Toma bis è un’eventualità al momento remota.

Aldo Patriciello, “Deus ex machina” del centrodestra, ha già fatto le prime mosse. Annunciando che non ricandiderà cognati alle prossime elezioni. Ma punterà, invece, sulla società civile. Sta lavorando a liste civiche e anche il candidato della coalizione, per Patriciello, dovrà essere un appartenente alla società civile. L’europarlamentare avrebbe confidato ai più stretti collaboratori che il suo candidato ideale per le Regionali del 2023 sarebbe una donna del Basso Molise. Due i nomi che circolano con insistenza: uno è quello di Tecla Boccardo, l’altro è riconducibile ad una professionista, bassomolisana d’adozione.

La segretaria regionale della Uil, già tra i papabili alle elezioni del 2018, dovrebbe guidare, però, una coalizione principalmente civica, sostenuta anche dai partiti di centrodestra. La sua, tuttavia, sarebbe una candidatura indipendente. 

Archiviata l’ipotesi Roberti che, comunque, sembrerebbe non essere mai stata sul tavolo. Solo un’idea dell’assessore Cotugno che avrebbe voluto che su di lui confluissero anche alcuni sindaci. Così come in discesa sono le quotazioni del Giudice Di Giacomo, anche lui in lizza già nel 2018.

Situazione apparentemente più fluida nel centrosinistra, con l’asse Pd-Movimento 5 Stelle che dovrebbe essere quello portante della coalizione. Una coalizione che dovrà allargare il suo perimetro, puntando sia sui moderati, sia su associazionismo e società civile. Un dato, però, sembra essere incontrovertibile: il candidato presidente sarà una personalità politica. Nessun “papa nero”, il punto di partenza sarà l’esperienza politico amministrativa e la convinzione che sia finito il tempo dei “prestati” alla politica. Si cercherà dunque una discontinuità con i modelli Toma e Frattura per puntare su un “uomo di partito”. Il “modello” Castrataro sarà replicato per il progetto, la chiarezza della proposta e il perimetro della coalizione, non per la figura del candidato. 

L’altra conditio sine qua non riguarda il fatto che chi ha fatto parte della Giunta Toma non potrà entrare nel nuovo centrosinistra.

Per quanto riguarda il nome del candidato presidente si cercherà una sintesi tra le varie anime politiche. Ma alcune considerazioni si possono già fare. Intanto è stata smentita la tesi, sia dal Pd che dai 5 Stelle, secondo la quale la candidatura in Molise spetterebbe al Movimento per una sorta di divisione tra regioni. Non esisterebbe alcun tipo di accordo a livello nazionale e la scelta dovrebbe spettare al territorio.

Nel Movimento sono in discesa le quotazioni di Roberto Gravina, che dovrebbe restare ad amministrare il comune capoluogo e quelle di Antonio Federico che punterebbe a confermarsi a Roma. In un limbo Andrea Greco, tra i più oltranzisti del Movimento, che comunque potrebbe giocarsi fino alla fine le chance di rincandidatura.

Nel Pd, invece, poche possibilità per il segretario regionale Vittorino Facciolla, visto sempre come legato a Frattura, di cui è stato assessore e vicepresidente. In rialzo le quotazioni di Micaela Fanelli, che sin dall’inizio dell’attuale legislatura ha cercato un dialogo con il Movimento 5 Stelle ed ha cercato di smussare alcuni angoli. 

Potrebbe, pertanto, profilarsi una sfida tra donne. Che gioverebbe certamente al Molise. Regione che non ha mai visto al suo vertice una figura femminile.

Questo il quadro al momento, ma alle elezioni mancano ancora 15 mesi. Che in politica, si sa, sono un’eternità. Mimmo di Iorio