Reddito di cittadinanza, beccati 122 ‘furbetti’ extracomunitari. Danno per 625mila euro

L’indagine condotta da Digos, Ufficio Immigrazione della Questura ed Inps. In 103 avevano falsamente attestato di essere residenti in Italia

122 furbetti del reddito di cittadinanza per un danno erariale di 625mila euro.

Sono questi i dati che vengono fuori dall’indagine condotta dalla Digos, dall’Ufficio Immigrazione della Questura in collaborazione con l’Inps che ha permesso di fare gli accertamenti incrociati e scovare 122 furbetti del reddito di cittadinanza tutti extracomunitari che hanno percepito indebitamente il reddito di cittadinanza. Il danno erariale ammonta a 625mila euro.

I dettagli dell’operazione sono stati resi noti questa mattina, 24 novembre, nel corso di una conferenza stampa in Questura a Campobasso dal dirigente della Digos, Nicola Di Pasquale, dal questore di Campobasso, Giancarlo Conticchio e Maria Pia Sabelli, portavoce e capo di gabinetto della Questura di Campobasso.

In particolare tra le nazionalità più ricorrenti tra i denunciati si segnalano 47 cittadini nigeriani, 32 marocchini, 13 somali, 8 maliani, 3 albanesi e sono stati denunciati principalmente alle Procure di Campobasso e Larino ma anche ad altre Procure del territorio nazionale competenti in base al C.A.F. del luogo di presentazione della domanda e di fruizione del reddito (Arezzo, Bari, Benevento, Cosenza, Napoli, Napoli Nord, Nola, Palmi, Patti, Pisa, Roma, Santa Maria Capua Vetere, Velletri, Torino).

I dettagli dell’operazione

Stando a quanto raccolto dagli agenti, alcuni soggetti dopo aver percepito il sussidio sono ‘scomparsi’ dal territorio nazionale.

Le indagini sono partite a marzo e hanno permesso di accertare che 103 soggetti hanno falsamente attestato nella domanda per percepire il reddito di cittadinanza la residenza decennale in Italia, requisito indispensabile per accedere al beneficio.

Altri 17, soprattutto cittadini marocchini e albanesi, pur avendo il predetto requisito di residenza, hanno falsamente attestato di essere titolari di permesso di soggiorno di lungo periodo o di permesso di soggiorno e familiari di cittadino U.E., altro presupposto necessario per ottenere il sussidio per i cittadini extracomunitari.

Il permesso di soggiorno di lungo periodo può essere richiesto solo da chi possiede un permesso di soggiorno in corso di validità da almeno 5 anni.

Deve essere inoltre dimostrata la disponibilità di un reddito minimo non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale (5.938, 64 euro per il 2021) e che il cittadino straniero non sia pericoloso per l’ordine pubblico o la sicurezza dello Stato.

Infine, 2 cittadini marocchini hanno addirittura falsamente dichiarato di essere cittadini italiani.

I denunciati, oltre a dover restituire quanto indebitamente percepito, rischiano una pena da 2 a 6 anni di reclusione, per avere reso le predette false dichiarazioni.

Gli stranieri sono stati immediatamente segnalati anche alla direzione provinciale Inps di Campobasso, territorialmente competente in relazione alla residenza dichiarata al momento della domanda, per la decadenza dall’erogazione del reddito ed il conseguente recupero di quanto indebitamente percepito.

L’attività di indagine condotta dal personale della DIGOS ha permesso di evitare ulteriori ammanchi per le finanze pubbliche per le mensilità che i suddetti cittadini avrebbero potuto ulteriormente percepire senza averne diritto.

Sequestri dei conti correnti

Nell’ambito dell’attività investigativa personale della DIGOS ha eseguito 3 sequestri preventivi di cui uno emesso dal GIP del Tribunale di Campobasso e due dal GIP del Tribunale di Napoli Nord.

In particolare sul conto corrente di un cittadino nigeriano aperto presso 1’Ufficio postale di Bojano, su disposizione del GIP del Tribunale di Campobasso, è stata sequestrata la somma di 2.300 euro, pari all’ammontare di quanto illegittimamente percepito a titolo di reddito di cittadinanza.

L’attività svolta dalla DIGOS, con il contributo dell’Ufficio Immigrazione della Questura, evidenzia l’impegno in prima linea della Polizia di Stato nel perseguire coloro che accedono indebitamente a prestazioni assistenziali erogate dallo Stato, sottraendo importanti risorse economiche.