Quella romantica pagina deamicisiana

GENNARO VENTRESCA

C’è chi morendo, manda i suoi pensieri ai figli, chi ai luoghi dell’infanzia, chi a una donna amata. Vi assicuro, a distanza di anni, eravamo in maggio, il 15 per l’esattezza, che c’è stato un campobassano ben conosciuto, un professore di lingue, che è morto chiedendo una mia radiocronaca. Non so quanti sono i casi di persone il cui ultimo desiderio sia stato il racconto di una partita della propria squadra di calcio, ma sono certo che a tutto avrei pensato meno che potesse essere un confronto dei Lupi.

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Il tifoso era in un letto d’ospedale della capitale, a combattere con un male tiranno che di lì a poco se lo sarebbe portato via. I suoi familiari facevano la spola e gli portavano oltre alla biancheria pulita i resoconti della nostra squadra. Impegnata, dopo il ritorno in C1, a risalire in B. Ma lui, non soddisfatto pregò il figlio maggiore di fargli un ultimo regalo: mettere il telefono vicino alla radio per fargli ascoltare almeno un pezzo della cronaca tra Campobasso e Cagliari. Vinta dai nostri per 2-0, grazie a un’autorete e al gol di Romiti allo scadere.

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Qualche giorno dopo, lo sfortunato sostenitore calcistico chiuse gli occhi per sempre. Portandosi dietro la minuscola gioia del successo della propria squadra, assieme al sogno che potesse farcela in volata a superare almeno una tra Licata e Cosenza che la precedevano, per approdare tra i Cadetti. Purtroppo per noi che restammo ci fu la delusione di dover accettare il verdetto del campo: nonostante una prepotente accelerata i nostri dovettero accontentarsi del terzo posto, utile solo per i rimpianti.

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A ben vedere ci sono state diverse occasioni in cui la nostra squadra è rimasta col cerino in mano. La stagione 1987/88 fu una di queste. Poco conta che fu in buona compagnia: Foggia, Frosinone, Salernitana, Catania e Cagliari rimasero in C. Dico fior di squadroni che facevano tremare i polsi. E contro cui abbiamo dato vita ad appuntiti scontri diretti che sono ancora impressi nella memoria del vostro artigiano della scrittura.

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Un’ombra di malinconia mi riaccende i giorni delle grandi sfide. Mi riavvicina tante figure care, non necessariamente le più eccellenti da un punto di vista tecnico. Il giovane Tavolieri, una scoperta di Antonello Toti, a Nocera si fece espellere dopo una mezzora di gioco con i nostri che andarono sotto di due reti, pareggiate orgogliosamente nella ripresa. Mortificato, il ragazzo in sala stampa mi pregò di raccogliere le sue scuse a compagni e tifosi. Con gli occhi lucidi e la voce tremante per la commozione scoppiò in un pianto a dirotto. Dando vita a un’autentica pagina deamicisiana.

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Mi è rimasta ben impressa la felicità di Marco Maestripieri dopo il gol alla Cavese. La sua festosità fu straordinaria, ma non tale da poter essere paragonata a quella provata qualche giorno fa, quando l’ex capitano del lupo e ora tecnico federale è diventato nonno. una delle sue figlie gli ha regalato una impareggiabile emozione, per la nascita del nipotino Filippo. Auguri Marco, anche dal nostro comune amico Ernesto Bronzetti che chissà da dove ti sorveglia, come quando da “cucciolo” ti portò da Terni a Campobasso per farti vestire la maglia rossoblù.