Quella faccia ombrata di Gesuè

GENNARO VENTRESCA
“Il pubblico è stato il nostro dodicesimo giocatore” ho letto da qualche parte, sul web. Mettendoci in conto anche i dieci minuti finali, in cui il Matelica è rimasto in inferiorità numerica, in pratica abbiamo giocato con due uomini in più. Ma senza vincere. Peccato. Anche se il discorso è più ampio e come tale va affrontato con maggiore lucidità. A cominciare dal coraggio che, come scriveva Manzoni, o ce l’hai o non ce l’hai. E come pare, il successo non è arrivato proprio per carenza di ardore.

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Carico di ricordi e di nostalgie, mi attacco a quel pomeriggio di Pagani, Serie C/1, in cui eravamo in parità e bisognava vincere. Niente da fare per Canzanese che sbagliò un paio di gol facili. Guido Biondi, il Platini dei poveri, non si perse d’animo. Si mise in mezzo a menare il torrone e a poche battute dal termine piazzò la palla sulla mattonella giusta, per battere la punizione, destro a giro da tre punti.

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Inutilmente ha provato a fargli il verso Danilo Alessandro sotto il cielo azzurrino marchigiano. Col corpo scomposto, ha fatto partire un tiretto che s’è impennato oltre il recinto. Tutta qui la differenza. O, almeno, una differenza. Spiegando che Alessandro non è Biondi e, per giunta, s’è imbattuto in un pomeriggio pigro e sonnolento. Forse sarebbe bastato un caffè doppio per restituircelo agli ultimi standard. Ma, dicono i nutrizionisti, che il caffè in eccesso sia dopante. Quindi, meglio un thermos di camomilla. Che, come certificano gli atti, addormenta. E ti obbliga a guardare la targa anche della Recanatese, tornata in zona medaglie.

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La nostra squadra ha ricevuto dalla critica meno inni di quanti ne avesse previsti. Informati della nuovo scivolone del Notaresco i padroni di casa hanno giocato, almeno per tutto il secondo tempo, “anche” per il pareggio. Mentre a noi serviva la vittoria. Per accorciare da chi comanda il girone e per mettere altra soggezione alle altre due inseguitrici. Invece, ad un certo punto, anche in superiorità numerica e la spinta emotiva dei suoi sostenitori, la squadra si è accorta di non avere gambe. Mollando la presa, e rinunciando al colpaccio finale.

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In punta di verità non ho ancora capito perchè i nostri ragazzi hanno reclinato nuovamente le penne, invece di produrre un ultimo sforzo. Penso più al temperamento che al carburante. So che si allenano con coscienza, sono giovani e godono di ottima salute. Facendo i conti con gli acciacchi tipici di uno sport di contatto, come i calci d’angolo. Proprio per questo sul prato ben pettinato di Matelica abbiamo visto comparire solo nel finale Candellori, fondamentale per modulare la manovra e per prodursi in saettanti inserimenti.

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