Quel terribile 25 aprile del 2001

GENNARO VENTRESCA

C’è una partita, nella mia biblioteca mentale, non visibile se non a me medesimo, che mi torna prepotentemente alla mente. Tanto è conservata bene nei depositi del mio cervello. Si tratta di Campobasso-Sora, fissata in calendario per il 14 aprile del 2001, alla trentesima di C2, con la nostra formazione sola al comando e quella laziale confinata al quinto posto.

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Non serve la calcolatrice per fare di conto. Sono passati esattamente quattro lustri. Ovviamente non me la sbrigo così alla buona. Ritengo doveroso spiegare cosa accadde quel giorno e nei giorni a venire. Punto primo. La partita, tra lo stupore generale, non venne disputata. Causa neve. Improvvisamente, all’ora di pranzo iniziò a fioccare così forte che quando l’arbitro e i due capitani scesero in campo per il sopralluogo di rito si era depositato uno strato nevoso di una trentina di centimetri.

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Tutto da rifare. Naturalmente. Per l’esattezza proprio il 25 aprile. Giorno in cui la primavera decise di farsi rispettare anche a Campobasso, dove in genere fa undici mesi freddi e uno freschetto. Quei nove giorni di slittamento, per un malefico scherzo del destino, si rivelarono fatali per i nostri colori. La nostra attenzione fu catturata proprio dalla partita. Che secondo i voti dei tifosi e la qualità delle contendenti era pronosticata a favore dei rossoblù che l’avevano preparata con coscienza.

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Con lo stadio popolato di tifosi entusiasti la sfida fu segnata da un importante episodio. Mortari al minuto 15, fra lo stupore generale portò in vantaggio gli ospiti. Benchè lunghissima, la partita, ricca di emozioni e di rumori non cambiò binario. E finì come era cominciata: a favore dei laziali. Che eressero un autentico fortino entro cui, con tutti i mezzi leciti, difesero il prezioso vantaggio. Corona e Sibilli furono bloccati, né fecero meglio i due giovani Augliera e Soragna mandati in prima linea dal temerario Russo, per aumentare il coefficiente offensivo.

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L’imprevisto scivolone si ripercosse sul morale dei nostri che qualche giorno dopo si fecero battere sul campo dell’Igea Virtus di Barcellona Pozzo di Gotto. Chiuso il primo tempo in vantaggio Minadeo e compagni si fecero prima raggiungere e poi superare, a pochi minuti dal termine da Tortora che trafisse Gnudi.  Il colpo di grazia arrivò a Fasano, contro un’altra formazione senza ambizioni. In tre partite bruciammo il cospicuo vantaggio sul Taranto che inseguiva e finimmo secondi. A due punti: 63 contro 61.

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Fedeli alla nostra insofferenza agli spareggi ci ritrovammo ai play off proprio il Sora. Sul cui campo portammo via un onesto pareggio senza reti. Ma nella gara di ritorno, con la Bomboniera bollente riuscimmo a perdere per 0-1, gol di Campanile su calcio di rigore provocato dal terzino Moretti, uno dei giocatori sublimi, tra i più qualificati di sempre.