Quanti “atei” quel giorno di 36 anni fa, a vedere la Juventus

GENNARO VENTRESCA

La Nutella è buona? Certo che è buona. Bella scoperta. Un tifoso mi chiede: “E’ favorevole alla riapertura degli stadi?” Sicuramente. Gli rispondo: lo crede possibile? Con questi chiari di luna, la notte è troppo scura. Comunque, ci spero. Prima per la salute, naturalmente. E poi per la gioia di ritrovare, sia pure in forma ridotta, il pubblico sui gradoni. Stufo come sono di vederli vuoti, graffiati solo dalle urla di chi gioca e dai battibecchi di chi è  a ridosso dei giocatori. Come è accaduto di recente in Coppa, tra Juve e Inter.

                                                                           ***

C’è gente che non solo a Campobasso ha comprato l’abbonamento, a prescindere. Un atto d’amore che vorrei che non si dimenticasse. Quando sono state vendute le tessere c’era aria di ottimismo generale. Specie a Selva Piana, dove già spirava il vento della vendetta. Vendetta contro la malasorte soprattutto. E, perchè no, contro il Palazzo che l’anno scorso ha chiuso il campionato con otto turni d’anticipo. Consegnando su un vassoio d’argento la C al Matelica che era davanti, ma che avrebbe dovuto fare ancora i conti con i nostri ragazzi che viaggiavano a cento all’ora e giocavano bene come l’Atalanta di Gasperini.

                                                                            ***

Sono legato fatalmente alle vicende della mia generazione; leggo i Diari di Giaime Pintor e mi domando: questo ragazzo così rigoroso, così coerente, così pronto a pagare, da che parte sarebbe oggi? Può sembrare un discorso vacuo o un gioco sciocco, ma a quale destinazione ha portato il nostro lungo viaggio dentro il fascismo? Io sono uno che si occupa di calci d’angolo, ma amo la storia. E non sono di parte. Mentre non mi sento neutrale ogni volta che giocano i rossoblù e mi guardo indietro, per ricordare i migliori giorni della nostra vita.

                                                                            ***

Ho pianto per la scomparsa di molti amici. Specie per qualcuno che, in questi ultimi mesi, è stato strappato alla vita dal Covid. A questi amici che non ci sono più dedico questo breve ma intenso ricordo del 13 febbraio del 1985, giorno memorabile di Campobasso-Juventus. Faceva un freddo che spaccava le ossa, ma nessuno volle rimanere a casa. Lo stadio nuovo, atteso una vita, e la Juventus presente in una gara ufficiale furono due richiami elettrici per farseli scappare.

                                                                             ***

Siamo la città delle conversioni: piena di atei che concludono la tormentata esistenza con il vescovo al capezzale. Uscendo di metafora: quel lontanissimo giorno di 36 anni fa vollero essere presenti non solo i fedelissimi. Con tanto di biglietto stretto tra le mani, si fecero largo ai cancelli anche troppi atei. Che mai si erano visti accanto alla nostra squadra. In modo da poter dire, a figli e nipoti, accanto al camino o sotto l’ombrellone della spiaggia libera di Campomarino: “C’ero anch’io”.

                                                                              ***

Come sarebbe splendido poter tornare a quel memorabile febbraio del 1985. Senza 36 anni sul groppone mi sentirei leggero come una farfalla. Indietro non si torna, è giusto che sia così. La bellezza di quel giorno  fu solo l’esca, ma è stato tutto il resto a pescare nei nostri cuori. Grazie ancora a Tonino Molinari, al sindaco Litterio e a tutti e 30 consiglieri comunali che votarono a favore del nuovo stadio, se abbiamo potuto viverlo.