Presi per mano

V Domenica del Tempo Ordinario

Commento a Mc 1, 29-39

Una donna anziana, paralizzata e febbricitante, senza futuro: un’immagine che inghiotte la speranza ed evoca scenari funerei, ma viene completamente ribaltata. La suocera di Simon Pietro, presa per mano, riceve lo spirito di Gesù e, guarendo, si alza e serve. Da inutile (agli occhi dell’uomo), la donna diventa preziosa, da visione angosciante essa diventa immagine di speranza e gioia. Così anche noi, nelle nostre paralisi, possiamo essere presi per mano e ribaltare le nostre esistenze, sia come individui che comunità.

+”In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva”.+

Ogni vescovo porta al dito un anello, segno del suo rapporto sponsale con la comunità ecclesiale che gli è affidata. Pietro era sposato (cfr. 1Cor 9,5), ma la moglie non viene mai citata dai vangeli, perchè, se vogliamo, essa sarà proprio quella comunità che dovrà amare e servire. Vedo rappresentata nella suocera di Pietro l’Antica Alleanza, ancora in attesa di farsi illuminare dalla luce del Verbo. In quest’ottica la suocera, madre della moglie (il popolo dell’Antica Alleanza) è ferita, paralizzata dalla malattia. Aspetta il suo Messia: il medico che dovrà risanarla, proprio questo farà Gesù (cfr. Mt, 9 12). Appena libera dalla malattia che la inchiodava al letto, la suocerà, immagine di quel popolo che ha bisogno del suo Salvatore, si fa servitrice, proprio come l’uomo che l’ha salvata. Il Segno più evidente della “Salute spirituale” è proprio la volontà di mettersi al servizio in modo “cristiforme”.

+”Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano”.

I tempi sono ancora acerbi perchè il popolo che si rivolge a Gesù capisca il vero senso della sequela. La scena si svolge di notte: quel momento profetico è vissuto quasi in clandestinità, come per difendersi da una minaccia; inoltre il buio simboleggia la cecità, quella di chi si affida al Cristo solo nel momento del bisogno. La città era in quel momento ai piedi di Gesù, ma che fine avrebbero fatto tutti, nel momento in cui il Maestro e i suoi discepoli sarebbero stati perseguitati? Notiamo come, anche in questa circostanza, i demòni riconoscono Gesù, tentando di rivelarne l’identità; quest’ultimo però non lo permette. Probabilmente Marco tiene molto a sottolineare questo dettaglio, anche per confortare e mettere in guardia la comunità che allora lo leggeva. Ricordiamo che, quando il testo è stato scritto, i cristiani erano soggetti a terribili persecuzioni (si ricordi che la stesura del testo risale, secondo gli studiosi, a metà anni 60 del I secolo, ovvero quando Nerone aveva accusato i cristiani di aver incendiato Roma). Per questo motivo veniva incoraggiato al silenzio e al segreto chiunque facesse parte di quelle antiche comunità. Gesù guarisce e libera, il demonio, quasi per dispetto, vuole rivelare la sua vera identità; egli però non lo permette: il segreto messianico non deve ancora essere rivelato: doveva essere evitato che il Messia venisse messo a morte prematuramente.

+”Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!»”.

La preghiera ha due dimensioni, quella personale, attraverso cui coltiviamo la relazione personale con Dio, e la comunitaria attraverso cui possiamo decentrarci dall’ego e sentirci tutt’uno con i fratelli e le sorelle nella lode di Dio. Così, dopo essersi donato alla folla di bisognosi, Gesù sente la necessità di solitudine per ascoltare la voce del Padre, ecco perchè si nasconde, allontanandosi da quel popolo che, accecato da tante incombenze, rischia di fraintendere il suo vero mandato, magari riducendolo ad una funzione taumaturgica, oppure restando semplicemente infatuato della spettacolarità dei prodigi.
Anche Simone (Pietro) e gli apostoli si fanno tentare, rintracciano Gesù per farlo tornare, così che potesse continuare a crogiolarsi in quel bagno di folla “adorante”. La risposta del Nazareno è chiara: “Andiamocene altrove”. Lui è venuto a predicare il Vangelo. I segni prodigiosi compiuti, oltre ad essere un gesto concreto di solidarietà, non sono che un “grido” dello Spirito, utile a vincere la “sordità” dei cuori. Quel felice sconvolgimento operato da Dio, dovrà servire al popolo di Cafarnao per riflettere e meditare le parole che hanno accompagnato le guarigioni e le liberazioni.

+”E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

La Verità libera l’anima e la mente dalla Schiavitù del male. Predicazione e liberazione si accompagnano. Una luce inarrestabile da quel momento comincerà a diffondersi nel mondo. Tutt’oggi essa splende e provoca, infastidisce i “potenti” e riscatta dalle schiavitù.

Felice Domenica!

Fra Umberto Panipucci