Pregiudizio e malessere psicologico: a che punto siamo?

Camera di Commercio – SPID

di Luigi Castellitto

Passi importanti sulla percezione collettiva verso chi soffre disagi psichici sono stati fatti, ma si è davvero raggiunta l’emancipazione sociale?
Stigma, nell’uso letterale, sta per marchio, impronta, carattere distintivo, quello che purtroppo rimane spesso affibbiato ad un individio per molteplici aspetti, solitamente quelli che fanno rientare la persona nel “fuori dai canoni”, e non poco a quelle che tuttoggi presentano una sofferenza psicologica. Basta dare uno sguardo agli episodi di cronaca: se la comunicazione dell’evento è guarnita di una nota (ma non a margine!) che ricorda che i protagonisti in negativo erano, ad esempio, seguiti da un centro di salute mentale, l’associazione forzosa atto criminale/problema mentale si genera immediatamente, in barba alle statistiche che invece parlano di un’esigua percentuale di efferratezze compiute in uno stato di inconsapevolezza psicologica. Ed il pubblico fruente rincara la dose, etichettando troppo presto o basandosi sulle apparenze.
E non ci si ferma alla realtà; la fiction, nelle sue forme di espressione, anche artistiche, dà il suo contributo in proposito: quanti libri, film, spettacoli teatrali, leggende hanno giocato sulla figura del folle? Ed un ragionamento profondo ci spinge anche a ricordare la figura del “matto talentuoso”, anch’esso iconografico, verso cui si tende a dimenticare che rientra anche questa nella catalogazione forzata, come se provare un disagio mentale e non prodursi in atti geniali sia una manchevolezza, da stupirsene.
Qualche diretto interessato sicuramente riportarerà anche delle difficoltà che si possono incontrare quotidianamente. Non ci si sorprende se tal soggetto in cura psichiatrica incappa in un problema fisico, e si ritrova con quest’ultimo sminuito perché l’altro disagio, secondo il superficiale giudicante, ha sicuramente influito. Oppure il mondo del lavoro, dove si sprecano esempi in cui innegabili capacità, spesso anche dimostrate sul campo, vengono ombreggiate da qualche crisi interiore.
Ad onor di cronaca, si deve citare anche l’esatto contrario, i passi avanti sopraelencati in senso ad una più matura e informata percezione, piccoli e grandi che siano. Il post Basaglia ha portato con sé rivoluzioni in senso strettamente medico, nei modi di cura, nell’aggiornamento delle definizioni e fortunatamente nell’eliminazione di vere e proprie inutili barbarie ai danni di pazienti. Con i nostri tempi, anche la comunicazione ha fatto passi da gigante, molte volte utilizzando a favore la moderna facilità di diffusione, con i vituperati social che hanno aiutato alla diffusione di campagne anti stigma, facendo leva anche sulla fruibilità del messaggio, sull’ironia e su inventive di ogni genere.
L’arte, che prima abbiamo citato nel suo aspetto fatuo e facilone, si è manifestata più volte e vittoriosamente contro i “paraocchi”, per quanto rigurda il risveglio delle coscienze, l’approfondimento di tematiche o anche solo incastonando una morale ad effetto.
A proposito di comunicazione, proprio oggi scorriamo le pagine delle news, e vi troviamo, a tema, la preparazione di una serie-documentario informativo e contro il pregiudizio, che passerà – potenti mezzi – sulle nuove piattaforme digitali, ed è stato annunciata tramite Instagram, accompagnato dall’hashtag #endthestigma.
Abbiamo trovato anche una simpatica ma di sicuro effetto campagna, Wear Your Meds: chi vi parteciperà “indosserà le sue medicine”, letteralemente, perché porterà una spilletta con il nome del farmaco assunto, da portare con “fierezza”.
In Molise, a Campobasso, nella piccola realtà, si hanno decisamente e comunque armi affilate contro il pregiudizio. Se si arriva in città con il treno, uscendo poi dalla stazione, ci si trova davanti, immmerso nel traffico urbano, il Totem dei sentimenti piacevoli, una colorata opera realizzata da un artista locale e dalla cooperativa “Laboratorio Aperto”, che vuole simboleggiare la buona comunicazione, la volontà di non arrendersi all’indifferenza e a ricordarsi di sorridere, ricordandosi che, come diceva qualcuno: «Un giorno senza sorriso è un giorno perso».

Camera di Commercio – SPID

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