Pioppi di “Ciaraffella” addio

Malati e pericolanti: tagliati gli alberi che per un secolo si sono specchiati nel laghetto di Corso Lucenteforte

Addio ai due esemplari di pioppi che per un secolo -la loro messa dimora risale ai primi decenni del ‘900- hanno fatto storia e bella mostra di sé al rione Ciaraffella di Venafro, specchiandosi nelle acque del laghetto di Corso Lucenteforte. Nella mattinata hanno iniziato a tagliarli a livello stradale operai di una ditta specializzata per portarli definitivamente via dalla zona. L’operazione di taglio e rimozione, alquanto laboriosa date le dimensioni dei due alberi, proseguirà anche nei prossimi giorni. Nelle settimane precedenti entrambi i pioppi erano stati sottoposti ad attenti sopraluoghi ed ispezioni da parte di personale specializzato al fine di verificare lo stato di salute delle piante e la loro affidabilità e sicurezza prima di deciderne il destino. A conclusione delle indagini, è quanto appreso, e verificata la sussistenza di potenziali pericoli per le persone causa il pessimo stato di salute e quindi l’instabilità di entrambi i pioppi, si é deciso per il loro taglio radicale iniziato per l’appunto nella mattinata di mercoledì. Contrariamente a quanto in atto per i due pioppi di Ciaraffella a Venafro, il cui destino è ormai segnato, ben diverso fu invece l’esito di analogo problema che attanagliava anni addietro il magnifico tiglio nella piazza principale di Filignano. Tale albero era a sua volta malato, ma venne salvato in extremis iniettando all’interno del tronco sostanze apposite ed ogni quell’albero continua a vivere magnificamente. Tutto questo non è avvenuto per i due pioppi del laghetto di Venafro probabilmente perché troppo malati. Intanto a margine del taglio dei due alberi secolari venafrani, cosa giammai piacevole, i venafrani di una certa età ricordano di quando i pioppi di Ciaraffella godevano ottima salute, la loro ampia chioma proteggeva dal sole estivo, in tanti vi si arrampicavano per cogliere i saporitissimi funghi detti “chiodini di pioppo” e di quando gli stessi ortolani locali esponevano alla loro base le ceste ricolme delle saporitissime verdure venafrane che la gente volentieri comprava. Ecco, tutto questo adesso non sarà più e la perdita sul piano sociale non è poca cosa.

                                                                                                   Tonino Atella